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mercoledì 22 giugno 2011

Teatro greco di Siracusa: Andromaca





17 giugno 2011. Nell’antico teatro greco di Siracusa è stata messa in scena l’Andromaca di Euripide. Tragedia diretta dal regista Luca De Fusco, accompagnata dalle musiche di Antonio Di Pofi e regolata nelle armoniche coreografie classiche da Alessandra Panzavolta.  
Un cast di attori come Mariano Rigillo (Peleo), Paolo Serra (Menelao) e la bravissima Gaia Aprea (Teti) ha accompagnato la protagonista, omonima del titolo dell’opera, affiancandola per bravura e per la preminente incisività all’interno della storia e del suo intreccio.
Andromaca, personaggio femminile altero e drammatico interpretato da Laura Marinoni, dopo la caduta di Troia si ritrova schiava di Ermione (figlia di Menelao ed Elena) e di Neottolemo, suo marito (figlio di Achille e nipote di Peleo). Da quest’ultimo la donna avrà un bambino. La giovane Ermione è, infatti, una “vitella sterile”, come la definisce lo stesso Peleo durante la forte, dura, conversazione con Menelao.
Andromaca ed Ermione sul palco
L’impossibilità di avere dei figli per Ermione è motivo di gelosia, rancore e desiderio di vendetta nei confronti della più anziana Andromaca, accusata di darle filtri di infertilità. Così fa di tutto per farla giustiziare. È proprio quando madre e figlio stanno ormai per essere uccisi per volontà di Menelao ed Ermione, che il vecchio Peleo entra sul palco. Dopo aver perso il figlio Achille per mano di Paride, amante di Elena (moglie di Menelao), Peleo non accetta che in casa sua vengano uccisi Andromaca e Molosso per una decisione presa dal marito della spartana Elena.
Oreste ed Ermione
Andromaca è così salva insieme al figlio grazie alla benevolenza di Peleo. Fine peggiore sembra spettare ad Ermione che viene abbandonata dal padre Menelao. Ma tra il pubblico si aggira un attore che sopraggiunge in soccorso della giovane Ermione, ormai priva di ricchezza e sfarzo. È Oreste, suo cugino, figlio di Agamennone. Lui, che l’ha sempre amata, udendo il timore di Ermione, il pericolo di morte che presenzia sopra il suo capo, decide di portarla via con sé. La paura ipotizzata da lei di essere uccisa per mano di Neottolemo si risolve con il piano di Oreste, il matricida.
Il marito di Ermione, che era lontano da casa quando la giovane voleva porre fine al proprio dolore con la morte di Andromaca e Molosso, non tornerà a casa vivo, non tornerà dal vecchio Peleo se non senza vita: sarà ucciso in un agguato per ordine di Oreste. La follia dei cugini sopraggiunge addolorando la famiglia di Peleo.
A concludere la tragedia sarà l’arrivo scenico della dea Teti, madre di Achille. Ella, con effetto del costume indossato e della luce naturale del teatro, ordina la sepoltura di Neottolemo al vecchio marito. Dopo quest’ultima opera, Peleo potrà tornare da lei e divenire una divinità.
Una tragedia suggestiva per ambiente, storia e personaggi. Una tragedia di spiccato senso artistico. Il sapore del passato è sempre malinconico, privo dell’amaro che contorce il presente. È per questo dolce ed intenso. Nessun peso trasportato è pesante quanto quello che si sta trasportando.   





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