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lunedì 5 settembre 2011

Intervista a Giulio Pelligra, tenore siciliano

Nato nel 1986, Giulio Pelligra è un giovanissimo tenore catanese. A venticinque anni vanta innumerevoli riconoscimenti, menzioni d’onore ed interpretazioni nelle più note opere liriche. Sposino di Lucia di Lammermoor lo scorso giugno, si è esibito al Teatro Massimo di Palermo anche nelle vesti di Ein Jüngling (Un Giovane) in Die Gezeichneten nell’aprile 2010. Ho avuto così modo di udirlo in entrambi gli spettacoli e di intervistarlo questo settembre.

Conte D’Almaviva nel Barbiere di Siviglia già nel 2006 presso il Teatro Nazionale di Malta. Qual è l’anno a cui riconduci l’inizio della tua pregevole carriera? Quando scopri di avere la talentuosa abilità della voce lirica?
L’anno in cui riconduco l’inizio della mia carriera è il 2006, proprio con Malta, che è stato il mio debutto assoluto in teatro e in ruolo principale, come quello del Conte nel Barbiere; mentre la scoperta della mia voce avviene all’età di sei anni. Durante una delle feste in casa cantando dietro mio nonno, il quale a sua volta ha voce di tenore, ma che, per cause di tempi e lavoro, non ha potuto coltivare se non in forma amatoriale.
Chi si è accorto delle tue doti e chi ti ha indirizzato? È stato naturale per te, una volta riconosciuta la tua capacità canora, intraprendere il percorso, escludendo ogni altra possibile professione?
L’accorgersi delle mie doti canore lo devo alla mia famiglia. Intraprendere questo studio, fortemente voluto da me e appoggiato dai miei genitori, è stato abbastanza facile perché sin dall’inizio ho subito sentito che il canto era parte della mia vita e che non avrei potuto fare altro all’infuori. Pertanto anche adesso lo vivo come parte integrante di me.
Dal sito dell’agenzia Aliopera si legge: “…debutta nell’opera L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti nel ruolo di Nemorino presso il Teatro Greco di Taormina; vince il primo premio al concorso regionale “Salvatore Cicero”  dell’orchestra Sinfonica Siciliana”.
Hai sempre trovato la gratificazione che ti aspettavi nella tua terra? C’è qualcosa che devi alla Sicilia?
Debuttare Nemorino al teatro greco di Taormina all’età di 20 anni è stata una delle cose più gratificanti della mia carriera e per questo devo ringraziare la Sig. Smith ed il M° Lombardini che mi hanno dato la fiducia e l’apporto giusto per affrontare questo debutto importante nella mia bella Sicilia. Poter cantare al Teatro Massimo due produzioni è stato gratificante, all’inizio del mio percorso di studio a Palermo, passando davanti a quel magnifico teatro, guardandolo, pensavo “Chissà se un giorno….”. E alla fine il giorno è arrivato e per questo ne sono grato. Palermo mi ha dato tanto e io devo tanto a Palermo. Alla mia Sicilia dico «Sempre fiero di essere siciliano», anche la vincita del  primo premio “Salvatore Cicero” alla Sinfonica Siciliana mi gratifica perché mi ha dato la possibilità di poter debuttare al Teatro Politeama e di avere un seguito di altre collaborazioni, anche la Traviata al Luglio Musicale Trapanese che mi ha dato la possibilità di debuttare Alfredo sempre nella mia terra. Pertanto la Sicilia mi ha dato tanto e io devo tanto alla mia terra.
L’ambizione più alta che possiedi. Dove si spinge il sogno di un tenore? A quale palcoscenico?
Se ti venisse offerto, quale protagonista d’opera vorresti essere?
Il sogno di un tenore, in questo caso il mio, è poter cantare nei migliori teatri del mondo come la Scala, il Metropolitan Opera, il Coven Garden, l’opera di stato di Vienna ecc.; anche in quello che considero il mio teatro, Palermo, in un ruolo da protagonista come il Duca di Mantova nel Rigoletto, Nemorino nell’Elisir o Rodolfo nella Bohème. Infine anche affrontare ruoli belcantistici ed autori come Donizetti, Mozart, Gounod ecc.
Presto sarai Roméo in Roméo et Juliette al Teatro Sociale di Trento, Arlecchino in Pagliacci nei Teatri di Lucca e Pisa. Ruoli centrali, ti sorprende ricoprirne così spesso? La tua giovane età ti ha mai creato contrasti con cantanti già affermati?
Devo dire che ricoprire ruoli principali così spesso più che sorprendermi, mi lusinga e mi gratifica. D’altronde ho iniziato il mio percorso per arrivare ad affrontare ruoli protagonistici.
Contrasti con i colleghi affermati mai, anzi mi hanno sempre trattato come la mascotte del gruppo. Ad esempio, quando ho debuttato Nemorino a Piacenza, ho avuto il piacere e l’onore di poter cantare accanto al soprano palermitano Desiree Rancatore, la quale, oltre ad essere umile e dolcissima, è stata gentilissima.
Parlaci di Roméo et Juliette. Rivisitazione dell’originale?
Romèo et Juliette è una delle opere più belle e musicalmente complete e affascinati del repertorio francese. La storia è molto fedele all’originale a parte l’invenzione del personaggio di Stephanò che serve da collante al duello tra Mercutio e Tybalt.
Poi ci sono i ruoli di Romèo et Juliette che  possiedono una bellissima linea di canto e una completezza musicale davvero notevole. Devo dire che il ruolo di Romeo mi ha dato la possibilità di crescere sia musicalmente, che localmente, ma anche dal punto di vista dei sentimenti.
Hai mai preferito essere tra il pubblico, osservare gli spettacoli, piuttosto che essere l’attore in scena? Cosa ti entusiasma di più, l’opera lirica come genere o la carriera di tenore?
Sinceramente preferisco essere sempre sul palco scenico, a meno che mi trovo ad assistere a prove davvero esorbitanti come quelle dei grandi della lirica.
Ciò che mi entusiasma è sicuramente l’opera lirica, penso che la carriera sia una conseguenza alla conoscenza e allo studio dell’opera.
Il miglior insegnamento ad oggi ricevuto dall’esperienza e quello trasmessoti dal docente più stimato negli studi.
Il miglior insegnamento ricevuto dall’esperienza è stato l’osservare i grandi colleghi: come si muovono in palcoscenico e nell’ambiente. Mentre quello del docente è stato sicuramente, oltre a quello tecnico, quello della conoscenza reale di ciò che veramente è questo mondo.
Dacci due nomi: il tenore più grande del passato e del presente, secondo la tua personale opinione.
Devo dire che per me del passato ce ne sono due, di grandi: Pavarotti e Kraus. Del presente stimo molto Alagna.
Saluteresti i miei concittadini e i lettori che ci seguono, riportando la frase di un’Opera?
Vorrei salutare con una frase che dà speranza e luce, dall’opera Romeo et Juliette, “Ah leve toi soleil fais palir les ètoiles” (Ah levati sole, fai impallidire le stelle).

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