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mercoledì 21 settembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (3° Episodio)

Capita spesso… La gente non sa scegliere. Sbaglia nel farlo. Tuttavia la scelta comporta una strana sensazione. Quando si sceglie senti l’adrenalina. Scegliere è bello. Quando pensi di sapere cosa vuoi è fantastico. Ma quando non lo sai è angosciante.
Da piccola presi lezioni di danza, gli insegnanti avevano notato che avevo ritmo ed elegante agilità. Abbandonai dopo aver quasi vomitato sul palco durante il saggio di fine anno. Ero emozionata per il grande pubblico. Adesso ho il bacino che di certo non si può dire di un’odalisca, al più quando ballo assomiglio all’orso Baloo. Ad imbarazzarmi oggi è l’incompetenza, l’essere imbranata e maldestra.
Verso gli otto anni studiai solfeggio e pianoforte, credo continuai per un triennio. Poi chitarra per sei mesi. Avevo si, ritmo ed ero intonata. Più avanti nel tempo, quando ormai la “carriera” musicale era finita, un mio ex mi disse che ero stonatissima.
Il punto è che io sarei potuta essere una ballerina o una musicista, forse avrei potuto far parte di un coro, ma invece ho scelto di scrivere. Sono una scrittrice. Capite adesso perché dico che in fatto di scelte non sono certo di esempio?
Per essere scrittori bisogna soffrire. Se sei portato, chi fila il tuo destino pensa a come farti divenire un autore dalla grande stoffa.
Così essere scrittori implica il patire sofferenze standard. Si comincia con l’avere amori impossibili, quelli ideali che nascono prima dei venti anni e che ci si porta per tutta la vita. Si finisce con il cadere in triangoli sgraziati e tempeste emotive tipiche della menopausa.
L’uomo si illude di essere unico, diverso. In realtà siamo tutti uguali, tutti uguali eccetto di fronte la legge. Tutti uguali nelle emozioni. Le storie si ripetono. È per questo che gli scrittori patiscono tragedie comunissime. Il tessitore fa si che gli autori si ritrovino in determinate circostanze. Ed è da questo, scrivendo di cose che tutti proviamo alla stessa maniera, che è derivato il mio successo. Ma adesso ho ventiquattro anni, allora non avevo ancora nessuna ricompensa dal dolore. Il dolore viene ringraziato sempre dopo, dagli artisti.
A questo punto della storia vi informo di una cosa. Mi sono accorta che le Moleskine non sono sei, ma più scrupolosamente cinque e mezzo. Parte dell’ultima contiene, infatti, un’altra storia. Ve lo dico perché i numeri sono importanti non soltanto in economia, talvolta possono essere profetici per le persone più sensibili. Profetici ed eterni come l’amore. I veri amori non vanno mai via. E se sono ideali perdono ancora più tempo ad essere dimenticati.
«Petrarca chi aveva? Laura?» dissi il mese scorso a Federica mentre guidavo la macchina.
«…»
«E Leopardi invece? Silvia?»
«…»
«Cazzo di amore eterno. Rimarrà sempre l’Unico!»
Ed era vero. Gli amori rimangono unici. Fu così che nel maggio della prima moleskine, nonostante mi fossi lasciata da poco, il mio pensiero volò all’Amore Storico. Ero davanti al computer. E per caso tornai a guardare delle foto. Colta dalla nostalgia, fui subito presa anche da un fastidio, tanto che di getto condivisi su facebook:
Strappatemi quel nome dall’anima! Non credevo che dopo tutto questo tempo potesse ancora imprigionarmi. Basta!
Da notare la drammaticità della scena che emanavo.
Tra le pagine dell’agenda nera continuavo descrivendo una sequenza di immagini romantica ed inverosimile -tanto da essere sdolcinata e con il lieto fine- che avevo sognato ad occhi aperti. Non la riporto. È realmente inutile.
Seguiva poi l’elenco di tutte le cose che volevo dire al mio ex. Ma davvero queste ve le risparmio. Non è per vendetta che scrivo, né per vincere una causa.
Non vi nascondo che mi piacerebbe raccontarvi tutta la storia, ma non lo farò. Bisogna sapere cosa censurare e cosa inventare durante la narrazione. Non tutto ciò che succede è degno di nota. E una ragazza che si chiama Cristina Neri sa cosa mettere su bianco, non vuole riporre in voi confusioni e dubbi, ma solo raccontarvi una bella storia..
Ad ogni modo il mio ex e l’amore storico, sia ben chiaro, sono due personaggi distinti e separati… come due rette in piani differenti.
Ma nonostante l’amore storico sapesse tornare a galla, intenso come nel passato, ogni volta che vi era il pretesto, il nervosismo che mi portava la mia ultima storia era più fresco e pungente.
Forse adesso, me ne accorgo, comincio a tergiversare senza andare al punto. Perché ancora non vi ho raccontato della storia di cui vi ho dato solo accenni. Ma è difficile sapete?
Non saprei neppure più cosa dirvi. Forse è meglio che io continui a scrivere il flusso di coscienza. Probabilmente alla vostra domanda “Ma cosa ti è successo? Da che storia sei uscita per essere stata tanto nervosa?” vi risponderei ad accenni come ho ben fatto finora. Piuttosto sono curiosa di sapere cosa rispondereste voi alla domanda “Cosa pensate mi sia successo? In quale orrenda situazione mi sarò ritrovata?”.
Facciamo così, troverò il modo di raccontarvi della disfatta, ma bisogna che attendiate il momento giusto. Sino ad allora soltanto post e pensieri buttati disordinatamente qua e là potranno farvi intuire qualcosa.

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