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domenica 23 ottobre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Settima Puntata)

Grezzi ed effeminati hanno una cosa in comune: sanno come servirsi di una donna.
I grezzi per semplice – e antica- istintualità, i secondi per una più ovvia copertura bio-comportamentale.
Quale donna non conosce i pericoli dell’amore? Li conosciamo tutte, e nonostante ciò, cerchiamo di comprenderli e superarli.
Il guaio da cui scaturisce il mio trauma - Dio benedica sempre l’amore-  è un perfido etero dalla malizia del gentil sesso. Insomma, quello che oggi consiglio di fare è di tenere gli occhi aperti proprio sulla gente di cui più ci fidiamo. Se trovate un individuo a forma di maschio con il quale avete tante cose in comune e che pensate vi capisca, fate un respiro e scar-tatelo. Scordatevelo, sconcertatevi, allontanatevi, mettetevi in allarme. Urlate se vi serve.
Probabilmente oltre a non vedere, non sento neppure bene. Io non ho udito nessuna sirena, nessun segnale quando il perfido della mia storia si è avvicinato. Non li si sente mai arrivare a questi qui.
Ma forse è normale, è la natura. Sapete, no? I Pesci, nonostante l’uomo ormai da millenni li peschi nei mari, abboccano all’Amo, attirati. E finiscono conditi sulle tavole di casa. Così non solo i pesci si ritrovano in stupide situazioni prevedibili ed evitabili.
Già. Grezzi ed effeminati sanno come servirsi di una donna.
Stavo correndo e tutta una matassa di pensieri mi precedeva sulla strada. Io correvo ogni sera e non lo scrivo per rendere noioso il racconto, o per renderlo monotono e ripetitivo, ma davvero correvo quasi ogni giorno. Non c’era altra cosa da fare, non c’era cosa che mi andasse di fare, se non correre sul marciapiede, vicino al mare. E pensare. Questo era inevitabile e doloroso.
Guardavo la città che più di ogni altra conteneva i miei ricordi, ricordi che mi portavano fortunatamente oltre gli intensi mesi condivisi con gente sbagliata.
Che strana forza deriva dall’amicizia.
L’ostentazione fiera della propria incapacità a perdonare, mi imbarazzava. Altrettanto faceva l’unione che si crea dalla distruzione. La distruzione crea sempre qualcosa. Com’è possibile? Ma godere della rovina di qualcun altro basta già per meritare una rovina anche nella propria vita, basta ad attirare verso di sé il karma negativo. Basta già a farsi odiare. Immaginate ora se a rompersi sia l’amore di qualcuno, il sentimento più forte, quello che rende folli le donne e violenti gli uomini. Oh, altro che vaso di Pandora! Medea fu più funesta.
Ma Dio sceglie di proteggerti certe volte, diventa il tuo difensore, preso dalla compassione, e comincia a farti sorridere con quante più coincidenze riesca a creare. Una figura come la mia. Sfido lo scrittore più cinico a non affezionarsi, a non essere empatico verso un personaggio che si trovi nella stessa mia condizione di qualche anno fa.
Ma alla fine non importa. Io sono la ragazza confusa, sciocca, ingenua e maliziosa. Sono la tipica ragazza da follie d’amore. So dichiararmi ad un ragazzo, ma non so dare il primo bacio. Il più delle volte so dire cosa provo, ma non so buttarmi su qualcuno. So fare mille follie in amore, tranne il bacio. Forse perché associo il bacio al consenso dell’altro.
Ed io ho bisogno di consensi. Se non c’è, tuttavia non lo rubo.
Ma al di là di questo, io so fare follie per l’amore. E così mi capitò un sabato, dopo un pomeriggio in centro con amici,  di fare un breve calcolo di ore di fronte al pc. Cinque minuti dopo ero in macchina e guidavo. Mi ritrovai perfettamente nel luogo giusto al momento giusto. Precisa come un FOCS-1 svizzero, ero riuscita a sovrapporre il tempo e lo spazio miei con quelli del mio ex. Così ci si incontra. Sovrapposizione di destini, questo è l’incontro. Ma in seguito ad una conversazione traboccante di novità che allibivano magari l’asfalto dietro di me, dovetti tornare sbigottita a casa, probabilmente pallida in viso per le sorprese. Un tradimento dietro l’altro. Oh, si. Non raccontate niente a nessuno della vostra vita. La completa sincerità non fa mai tanto bene. Perché davvero c’è chi sa usare le verità per strapazzarvi a proprio gioco. E poi c’è chi la sottigliezza non la scorge. Non ascolta neppure le spiegazioni. Non ascolta neppure le prove. Non raccontate niente a nessuno. Lasciate questo compito agli scrittori, che poverini hanno un difetto genetico e masochista. Siate falsi, iscrivetevi tutti in giurisprudenza e giudicate male gli innocenti.. prima che siano gli altri a farlo a voi (ovviamente ravvedetevi dal farlo!).
Non importa se si viene sconfitti, feriti, durante la lotta. L’importante è lottare sino alla fine. Io per quel giorno avevo lottato, tornata a casa avevo solo bisogno di un po’ di riposo. L’indomani sarebbe andato meglio. Tutto va meglio dopo uno scontro.

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