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mercoledì 23 novembre 2011

La Lingua in 150 anni d’Italia

Esercito. Emigranti. Donne. Fu attraverso l’arruolamento, il viaggio ed il focolare domestico che il popolo prese coscienza del bisogno impellente, primario, di imparare la lingua italiana, lingua dall’armonica forma e dalla sublime malleabilità fonica.
La lingua d’Italia vide sorgere la propria vita nel Trecento dalle ceneri dei dialetti che ammantavano tutta la penisola. Alla base del movimento politico che condusse nel 1861 all’Unità, c’era una lingua che vantava prestigio culturale e artistico in diverse nazioni al di là dei confini e al di sopra degli idiomi francese, tedesco e inglese, oggi, ahimè, più forti e diffusi. Basti pensare come nel Cinquecento l’Italia fu genitrice, culla e prima sede dell’Opera Lirica, del genere melodrammatico, per capire di quanta onorificenza fosse stata insignita la lingua e così anche di quanta ammirazione e rispettabilità potesse risentirne il Paese intero anche attraverso i secoli: l’Italia regna tutt’oggi nel mondo, sprigiona enorme fascino nell’ambito del teatro d’opera; resta agli italiani il compito di renderne merito e di farne perdurare il valore.

L’11 ottobre c.a., presso la Biblioteca delle Oblate a Firenze, è stata inaugurata la mostra “Una di lingua. La lingua italiana negli anni dell’Italia unita. Esposizione questa promossa dall’Accademia della Crusca congiuntamente alla Società Dante Alighieri e all’Asli (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) che permarrà sino al 30 novembre. Scopo ultimo è quello di imprimere, diffondere e fissare nel pubblico l’importanza del ruolo della lingua quale fondamenta e fonte di unità nazionale.



Motivati da interesse e guidati dal Docente di Storia della lingua italiana Michele Colombo, giorno 17 c.m. circa ottanta studenti di Lettere Moderne dell’Università Cattolica di Milano e di Brescia hanno visionato i pannelli presenti nella Biblioteca delle Oblate. Questa in principio era un convento facente parte di una struttura fiorentina più complessa, l’ospedale più antico della città. Le oblate, da cui deriva il nome della stessa costruzione, accudivano, infatti, le donne dell’ospedale, fondato dal padre della dantesca Beatrice.
Deliziati dalle informazioni acquisite, dalla scoperta di dizionari dall’unicità indiscussa quale ad esempio il Tommaseo-Bellini, oggi sostituito dal Grande Dizionario della Lingua Italiana Utet, anche piacevole curiosità è stata riscontrata per tre libri sui quali i curatori della mostra hanno voluto focalizzare l’attenzione. Cuore di De Amicis, Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e Scienza in cucina e l’arte del mangiare bene di Pellegrino Artusi sono opere che hanno segnato profondamente l’immaginario collettivo e l’uso morfo-sintattico del pubblico lettore, trasmettendo non di rado formulazioni dialettali e modi di dire tipicamente toscane anche nel resto d’Italia.

In occasione della Gita fiorentina, gli studenti di Lettere hanno avuto altresì il grato onore di visitare l’Accademia della Crusca, istituzione dall’antichissima tradizione, fondata nel 1583 e che annovera tra i suoi membri grandi nomi della linguistica e della letteratura italiana.
Il percorso riservato agli universitari ha ben messo in risalto il pregio e la storica funzione dell’Accademia, vero centro di ricerca colta e dimora di edizioni e testi pregnanti di suggestione e fascino culturale. Emozionante è la presenza di due lettere, scritte rispettivamente da Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi, in ringraziamento all’istituzione fiorentina, la quale li aveva nobilitati ad accademici. 


"Leggere, Comporre, Festeggiare/,  Fare spettacoli"

Lettera firmata da Giacomo Leopardi

Lettera firmata da Alessandro Manzoni
Promuovere la lingua italiana è segno di critico e cosciente esponenzialismo nazionale. Istruiamoci con una patriottica lente di consapevolezza storico-letteraria e, una volta inorgoglitoci, sarà più naturale a chiunque cliccare off sui reality televisivi.  

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