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domenica 13 novembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Nona Puntata)


Le coppie litigano. Si tengono per mano e si lasciano. La gente sa verso cosa va incontro. Arriva il momento in cui ci si rende conto che litigare è inevitabile.
Il punto è che noi donne, se siamo single, siamo depresse, se siamo fidanzate, abbiamo la pressione alta. Se si è pronte ad affrontare una rabbia quotidiana, allora si è delle prescelte capaci di arrivare all’altare del matrimonio. Ma litigare è una cosa che dà fastidio e non tutte sopportiamo.
«State attenti a non farvi troppo male» avevo scritto ad una mia amica che era in una situazione difficilissima.
Il mondo è pieno di persone che si abbandonano. Anche solo per attimi. Ma chi li regge i distacchi? Due fidanzati si lasciano, devono riflettere e decidere sul da farsi. Ci si lascia per riflettere perché anche l’Amore più grande ha i suoi dubbi. Sebbene possa suonare egoista, la confusione rimane in noi in base al bisogno che si sente dell’altro.
L’Amore può essere eterno. Tuttavia mentre l’Eternità dura quanto la vita di tutti gli uomini messi insieme -passati, presenti e futuri-, l’Amore non fa sempre lo stesso. Neppure il più grande poeta d’amore ha mai reso eterno il suo sentimento o la sua musa. Immortali si, eterni no.

Indossato bikini e copricostume, preparata borsa e occhiali da sole, stavo ormai cercando le infradito nell’armadio. La giornata in piscina prima che si aprisse la stagione balneare era con Federica Metrello una tradizione da quattro anni. Finalmente pronta, misi in moto la macchina. Ero uscita da casa quando ricordai di aver dimenticato la crema abbronzante. Eravamo male persuase, volevamo arrostirci sotto al sole. Giunta da lei, venni rincuorata. Aveva provveduto a comprare un olio mentre io stavo a Palermo. Così dopo un caffè e mezza brioche al cioccolato, eravamo davvero due porche contente: belle, con lo zucchero che scorreva dentro di noi e tanti, tantissimi nuovi pettegolezzi da scambiarci. Chi ha bisogno di uno psicologo quando si hanno amici pettegoli?
Una giornata rilassante. Era quello che ci voleva. La copia del “Sole 24 ore” che mi ero portata, presto si era impasticciata di olio e crema. Mi sistemai il cappello di paglia. Non copriva i miei lunghi capelli.
Dopo un tuffo in mezzo ad un gruppo di bambini, mangiammo un panino, ci scolammo due birre e il rituale era finito anche per quell’anno.

Non so come si faccia a raccontare lo stato d’animo che avevo, senza essere smielata, senza risultare antipatica alla lettura. Quindi io scrivo, se vi do noia andate avanti.
Ogni giorno prendevo a lavorare su di me. In Sicilia si mangia tanto, soprattutto per le festività. E l’estate rappresenta una grande festività prolungata a due mesi, quasi tre. Arrivano parenti, amici, chi prima chi dopo e dunque è un continuo preparare prelibatezze e acquistare dolci e specialità locali. Noi siciliani, tra le altre cose, cresciamo con uno stomaco geneticamente modificato ed un senso dell’appetito/ della fame notoriamente sviluppato, direi abnorme. Nonostante quanto detto, in estate io lavoravo su me stessa. E quindi limitavo le cene (risultando al confine della maleducazione e dell’insensibilità), e attendevo l’ora giusta per andare a correre. Poche settimane prima avevo cominciato a guardare due serie televisive. Del tutto inconscia del benessere che mi avrebbero dato, non sapevo che esistesse la cinematerapia.

Freddezza e forza, impeto senza trasporto. Voglia di combattere per gli altri più che per se stessi. Era questo che mi piaceva fare.
L’impeto è il voler tendere verso qualcosa in maniera forte, violenta. Immaginate di non scaricare in nessun modo questa forza, quest’energia, perché finirebbe per esaurirsi e voi non vorreste che accada. Ecco, questo è l’impeto senza trasporto. È un download interiore che non termina, uno strano calore che sentite premere sullo stomaco. Non è fame  e  non sono neppure le più dannose farfalle.
Il risultato è la formulazione di pensieri altamente introspettivi. Immancabili le frasi su Facebook aumentavano.
Io amo, ma che cosa amo e chi amo non lo so. @Federica Metrello, so che ti piace il mio saper dare una spiegazione a tutto, ma a questo non so dare una spiegazione. Ancora non ci riesco, non capisco dove sia il problema e mi dispero.
È da un giorno che ci penso. No, non l’ho mai detto. Non l’ho mai detto forse perché sono andata via troppo presto, forse perché a chi avrei voluto gridarlo non l’ho urlato, forse perché ho confuso l’amore con l’amicizia, forse perché non lo dirò mai. E forse non lo dirò mai. A chi potrei mai dire “ti amo”?
Avevo taggato Federica e lei mi aveva chiamata.
«Cristinuccia, vieni e ti offro un caffè?»
«Sappiamo risolvere sempre i nostri problemi» dissi.
«Con un caffè?»
«No, rinviando ogni cosa. Ogni volta»

Se non ci fossero pregiudizi, ci sarebbe meno sensualità.
Quanto avevano detto di me era solo il pretesto per dare inizio a quello che non avevo saputo scegliere mesi prima.
Passata per la peggiore, mi costringevano a riflettere, a pensare e a guardarmi allo specchio. Alla fine giunsi ad una conclusione non male. La vita comincia sempre con un grande malessere, una promessa ed una bugia. 

Luglio si avvicinava. Studiavo diritto commerciale con una mia compagna di liceo. Lei faceva giurisprudenza. Dovendo preparare la stessa materia, avevamo deciso di studiare insieme. Avevamo preso a vederci ogni giorno per almeno due ore la mattina e due il pomeriggio. A volte anche la sera. Una di queste, ad esempio, la passammo da lei. Fu davvero intenso e produttivo. Un’altra, invece, eravamo rimaste da me. Dopo aver cenato, eravamo scese in giardino. Tavolo, sedie e le sue sigarette. L’aria era magnifica. Gli aranci e i fiori di casa si mescolavano al profumo del mare e della notte. In preda alla mia usuale enfasi tragica e all’impetuosità narrativa raccontai la storia. Bice mi ascoltava e poi, come ogni buona amica, mi aiutò. Cominciò semplicemente a parlare di altre cose. Si era fidanzata da poco. Era serena e riusciva a trasmettermi la tranquillità dell’amore. Poi parlammo di uno degli argomenti preferiti e più divertenti. Uomini, baci. Sesso.
«“La prima volta chiuderai gli occhi e stringerai i denti, non è come nei film, non una danza” le dissi» con la sigaretta tra le dita, Bice mi raccontò che aveva incontrato di recente una nostra amica comune, ancora vergine.
«Bice, quest'affermazione è magnifica» esclamai, mi sorrise.
«È lei che vuole aspettare»
«La capisco bene» convenni.
Dopo un attimo di silenzio aggiunsi «E lei cosa ti ha risposto?»
«Non c’è un modo d’effetto, carino per dirlo. È vergine. Ed è arramata di sesso senza sapere cosa significhi farlo. Vuole del sesso animalesco»
Io e Bice ci guardammo ammiccanti. Chi non lo voleva, era chi non voleva dirlo.

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