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mercoledì 9 novembre 2011

Paul Cèzanne in mostra

Dal 20 ottobre al 26 febbraio quaranta opere dell’artista francese
al Palazzo Reale di Milano


Colori che creano le forme. Questo colpisce del Maestro Cèzanne e su questo ci istruisce con le parole Quand la couleur est à sa rìchesse, la forme est à sa plénitude (“Quando il colore è al pieno della sua ricchezza, la forma è al suo culmine”).
Dimensioni non eccessive, contorni non definiti, tonalità vive, talvolta opache. Le tele appaiono come appena concluse. È l’artista che crea sapientemente un gioco fresco, che lo renderà modello di imitazione per molti pittori che seguiranno nelle pagine della letteratura dell'arte. Picasso e le avanguardie del Novecento ne emuleranno tecniche e ideali.
Natura morta, ritratti e paesaggi sono i soggetti frequentissimi della mostra di Milano. Colta d’esempio l’opera “Zuccheriera, pere e tazza blu”, che per prima trae partecipazione dal pubblico per la modulazione della pittura (accostamenti di pennellate che originano la tridimensionalità degli oggetti), si nota come la luce sprigionata dalla rappresentazione in primo piano sia maggiore ed in risalto rispetto allo sfondo scuro, quasi totalmente nero, che non riesce a far violenza con duro contrasto alla vivacità detta. Luce, colore e tecnica attirano il critico. Questo quadro del 1865, sebbene modesta sia la sua grandezza, accoglie lo sguardo con  tinte calde e vive. Nulla di negativo da poter dire.
Similmente si può affermare di un'altra opera raffigurante natura morta, la “Brocca di grès”. Stile diverso, ma di egual piacevolezza risulta l’impatto con la realtà dissimulata. Cezanne non vuole, infatti, copiare ciò che vede, desidera seguire lo spirito e le sensazioni. Sue sono le parole Tout se réasume en ceci: avoir des sensations et lire la nature (“Tutto si riassume in questo: avere delle sensazioni e leggere la natura”).
Nel dipinto “Bagnanti davanti alla montagna Sainte-Victoire”(1870) l’autore sembra utilizzare la medesima tecnica dell’opera per prima descritta: l’ambientazione, lo sfondo scuri si antepongono al chiarore delle pennellate che formano le donne. Anche qui i contorni sono indefiniti, non modellati.
Vicine tra loro, diverse dalle precedenti, e, ancora, prodotto di una mutazione stilistica, sono il “Viadotto a L’estaque”, la “Veduta dal Jas Be Bauffon” e le numerose copie delle versioni disparate della Sainte-Victoire. In esse ritroviamo il Cèzanne conosciuto a scuola. Verde e ocra predominano, ricordando il paesaggio francese in cui visse il Nostro. Alcuni vi vedranno somiglianze con le campagne siciliane nelle afose giornate d’estate.
Ma per apprezzare le opere, bisogna incontrare e conoscere l’artista. La biografia classica di un uomo immerso in una società e in un ambiente pragmatici, regolati dal rigore delle strutture civili e sociali. Cèzanne soleva osservare la natura e ritrarre paesaggi. Nelle lunghe passeggiate trovava le sue ispirazioni. Si ricordano ora le “Le quattro stagioni” 1860-61, dipinti murali realizzati per la casa dove l’autore trascorse la sua giovinezza, opere che aveva completato per dimostrare le doti al padre che lo voleva laureato in legge.
Lasciati incompleti gli studi di giurisprudenza, intraprese gli studi accademici di pittura. Non apprezzato dai contemporanei, fu tuttavia Maestro per molti altri grandi artisti.
Il bisogno dell’autore di dipingere fu sempre forte, tanto che in vita volle dire “Ho giurato a me stesso di morire dipingendo”.
Ma lui era destinato all’immortalità.


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