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giovedì 8 dicembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Undicesima Puntata)


Lo vorrei tanto fare. Ma non qui.
Qualche volta ricordo appena il motivo di certe frasi condivise su facebook. Sopra, ad esempio, non so a cosa mi riferissi.
Amore, Amicizia e… Astinenza (da cibo).
Questa è l’abitudine che conservo per due terzi nella mia vita. Non si può fare a meno dell’amore e dell’amicizia. L’astinenza, invece, è l’abitudine che non si  mantiene. Diviene abitudine perché non è mai davvero osservata.
«Magnifico, fantastico, sensazionale, unico, incredibilmente irresistibile, ma…» dissi.
«Ma?» fece eco Federica Metrello.
«… ma l’astinenza è segno di forza!» sospirai.
Non vi dico l’esatto oggetto di quella conversazione infrasettimanale. Vi lascio il dubbio su tre ipotesi, ipotesi di cui è difficile distinguere l’effettiva differenza di reazione: la vetrina della Lindt in piazza Politeama, il disordine sentiment-ormonale che provoca il chirurgo Mark Sloan e un nuovo arrivo.

Una sera mi trovavo sola in casa, quando suonò il telefono. Fermai la puntata del telefilm che stavo guardando. Risposi alla chiamata. Appresi una notizia splendida, ma contenni la voce con disinvoltura. Presto sarebbe arrivato un mio amico dalla Spagna. Era stata sua cugina ad avvertirmi.
Lui poteva guarirmi. Ne ero certa. Era scontato che io avessi bisogno dell’aiuto di qualcuno. In amore si vince con altro amore. Ed io a lui lo avevo amato per sei anni nonostante la distanza. Immaginate di esservi lasciate cruentamente da qualche mese e dovesse arrivare così improvviso il ragazzo che amavate da bambine. L’amore di quando si è piccole è davvero fantastico. Ecco. Guardai allo specchio la mia espressione maliziosa. Deliziata dalla notizia ritornai alla puntata di Private Practice.

«Apparentemente è un problema, ma… mi basterà trovare una tenda, si, solo una tenda!! Oh no!! Non ce la farò mai con una tenda, non posso con una tenda» disse Viviana Tosca.
«Certo che non puoi! È fantastico che tu sia riuscita a rimanere vergine» le risposi.
Mi rivolse uno sguardo tra il deluso, l’affranto e l’irritato «Chi ha una tenda? Ne ho bisogno»
«…Impegno e astinenza» intervenni, cercando di convincerla a tenere a bada le sue fantasie e provando a non auto-biasimarmi per quel periodo della nostra vita. Stavamo aspettando Bice.
«Il cioccolato riassume noi donne. Dolcezza, bontà ed estrema perversione» dissi con espressione benevola un attimo prima che entrasse Bice dalla porta del locale. Aveva portato il suo nuovo ragazzo.
«CHI HA UNA TENDA DA PRESTARE??» tornò a ripetere disperata Viviana.

Quale parte di me ascolterò alla fine? Sarà comunque la parte giusta, quella più bisognosa.
Carver sarebbe presto arrivato ed io cominciavo a chiedermi se era giusto farmi avanti o lasciare che tutto andasse come doveva. Forse non dovevo gettarmi tra le braccia del primo amore. Poteva avere conseguenze negative. Altre conseguenze negative.
E fu proprio così. I giorni si avvicendavano, ma lui non rispondeva a messaggi e telefonate.
Credo che potrei avere una crisi di nervi, se non avrò presto ciò che voglio… e c’è chi dovrebbe rispondere al cellulare, se non desidera passare giornate di terrificante sfruttamento e materialismo.
«So essere più materiale di un uomo. Avevo dimenticato certe situazioni» scherzai con Federica M.
«Ma sono loro. Noi non sappiamo mettere un punto, ci attacchiamo come delle seppioline al passato. Loro sono indecenti»
Non poteva certo finire lì. Quel giorno fu un crescendo di isterismo. Qualche ora dopo, aspettando la risposta del sesto messaggio, chiamai Filli.
«Gli uomini mi faranno diventare lesbica»
«Mmm. Cosa succede?»
Le spiegai di Carver Curtio.
«Vorrei sapere cosa sta succedendo a tutte! Ma chi sta scrivendo la nostra storia?» esclamò alla fine. Soltanto Bice resisteva a quel periodo.

Bice. La sua sincerità era spregiudicata. Quando le chiesi cosa fare per smuovere il blocco d’amore che avevo, mi diede un libro da leggere. La cosa mi stupì non poco. Ma quello non era un libro qualsiasi. Era il manuale che ogni ragazza dovrebbe leggere in un momento della propria crescita.
Alziamo gli standard, accresciamo le ambizioni e diveniamo spietati amanti di noi stessi.
Mi trasferii in un’altra casa. Io, il manuale, computer e la tuta. Senza connessione wireless. Il comportamento di Carver mi aveva spiazzata.
Contemporaneamente lessi un libro sulle Idi di marzo.
Tra le tante donne di Giulio Cesare, Cleopatra è quella che ha più affascinato l’Impero; ma quella che io preferisco è Servilia.
Essere femmina è indifferente; è essere donna che seduce.
Condurre a sé.
«…È questo che dobbiamo fare. Dobbiamo condurre a noi il maschio. E lo si deve sempre fare con convinzione. Se non siamo consapevoli di noi stesse o se siamo consapevoli di essere delle cesse, questo non importa. Bisogna che ci convinciamo di possedere le capacità per sedurre. Perché le abbiamo» 
Bice era, sì, spregiudicata. E la convinzione non sempre era male.

Dopo una settimana in solitudine mi sentivo come assopita e piena di me. Non vi era bisogno di un’altra metà che completasse la mia vita.
Preparai la valigia e trascorsi altri sette giorni a Palermo per studiare. Sentii poco le mie amiche. Avevo detto loro che sarei andata via per qualche settimana.
Non dare notizie di sé per un po’ talvolta risulta fondamentale, se si sta cercando qualcosa.

«Dicono che sia tornata e che adesso ami solo se stessa» disse Filli. Bice e Viviana la stavano ascoltando.
«Chi te lo ha detto?» domandò Viviana che non aveva sentito bene mentre metteva lo smalto.
«Diverse ragazze del corso di recitazione»

Quando giunsi in città erano due le cose che bisognava smentire, non più una. Carver non mi avrebbe guarita -aveva forse peggiorato la situazione-; e Bice si era lasciata.
Adesso io e le mie amiche eravamo tutte ufficialmente single.
Capite bene perché non si deve esser sicuri mai di niente. Una ragione c’è!
Fortunatamente Bice non si lasciava impressionare dalla svolta della sua storia e mi propose di andare in qualche locale. Era piena estate, così dopo il bagno al mare delle diciannove e l’oretta e mezza di preparazione, passò a prendermi. Guidò sino da Filli. Viviana Tosca aveva una cena in famiglia e non sapeva a che ora avrebbe finito.
Bice posteggiò l’auto e scendemmo. Pochi attimi dopo stavamo ordinando tre Du Demon.
«C’è un ragazzo che guarda da questa parte» osservò Filli.
«Già! Sta guardando Cristina» specificò Bice.
Arricciai le sopracciglia e mi voltai.
«Non stava guardando me»
«Invece si» rispose Filli.
Sorseggiai un po’ di birra e mi girai di nuovo.
Poi scossi la testa.
«Non ce la faccio. Davvero non ci riesco»
«Ma a fare che? Ma si babba?» fece Bice.
«Ma cosa devo fare? Fargli un sorriso e dirgli “Ciao, come va?” o “Ciao, mi chiamo Cristina”? Non mi sembra il caso. Non so chi è, ma so che è un maschio. E ciò mi arreca già grossi disagi»
Filli e Bice si guardarono. Poi quest’ultima schioccò le labbra.
«Se non vai tu, vado io»
«Si, vai tu. Non me la sento» le risposi.
«Sicura?»
«Vai»
«Come vuoi» e così dicendo si alzò sicura di sé, diretta al bancone, verso quel ragazzo. Lui le sorrise. Lei ricambiò. A distanza Filli le vide dire qualcosa, ma la musica non rese possibile udire le parole.
Bice ordinò una birra doppio malto.
Il ragazzo continuava ora a guardarla. Era il marpione della serata.
«Crì, comunque non puoi fare così»
«Non mi piacciono queste cose. Non ci riesco. Mi innamoro delle persone che conosco. Non del primo idiota dagli occhi dolci»
«Ma non gli hai dato neppure modo di parlarti»
«Perché lui mi ha dato modo di conoscerlo? Quell’atteggiarsi inutilmente sullo sgabello di un locale lo definiresti intrigante?» sbuffai «Ridicoli»
«Crì, tu ce l’hai con gli uomini, ma non tutti sono come quelli che hai conosciuto. Lo dici sempre no? Non ti era mai capitato di rompere un amore così malamente. Un po’ di pazienza. Tutti prima o dopo affrontiamo le rotture. Devi avere ancora fiducia»
«Non la do più la mia fiducia»
«Fai bene, ma… sta arrivando Bice»
«Ragazze, vi dispiace se vado via per un’oretta?»
«No, vai pure»
«Ok. Ci vediamo più tardi dove mi dite voi. Mandatemi un messaggio e vi raggiungo»
«Va bene»
«Eccovi una birra in più» aggiunse lasciando un bicchiere al nostro tavolo «Offre Claudio» prese il giacchino.
«Ma cosa gli hai detto?» fece Filli curiosa.
«“La mia amica è bella, ma io sono la seduttrice senza mutandine”» ci mandò due baci con la mano ed uscì con un grande sorriso.
Io e Filli ridemmo per tutta la serata, ammirate dalla prodezza della nostra amica.

«Scusami comunque se sono stata brusca questa sera. Mi ero surriscaldata senza motivo prima. È che ormai ho sviluppato degli anticorpi» aspettavamo Bice appoggiate alla sua auto.
«Tranquilla, Cristina. Gli uomini ci fanno stancare molto spesso e, nonostante non siano necessari, noi finiremo per amarli comunque»
«Mi fai venire l’ansia, se dici così!»
«Anche la nostra Bice si innamora, sai? Ha certe foto con gli occhi a cuoricino che neppure io e te insieme abbiamo. È nella natura, amare»
Bice arrivò due minuti dopo insieme a Claudio, che rimase fuori dal parcheggio. Ci salutò a distanza.
«Avete un po’ di burrocacao?»
«Sai, che in questo momento non te lo darei neppure se lo avessi?» disse Filli, scrutando insieme a me la bocca della nostra amica.
«Invidiose?»                                   
«Si, come le tartarughe» mi guardarono confuse.

"Sono una Capitalista dell’Amore: do amore e ne voglio il merito" pensavo mentre guidavo verso casa di Viviana. Davanti al suo portone le squillai al telefono e lei uscì. Salita in auto mi disse una cosa che mi rincuorò parecchio.
«Non lo farò. Nonostante io vi abbia detto tutte quelle cose, non lo farò. Ho fatto aspettare gli altri, ho voluto aspettare... aspetterò ancora»
«Ah, finalmente! Brava, piccola Tosca. Nessuno che abbia buon senso lo farebbe. Eravamo tutte sicure che non avresti consumato in quella maniera»
«Un periodo davvero incomprensibile»
«Pesante come neppure la filosofia al liceo»  
La portai di fronte la vetrina della Lindt. Guardammo una colata di cioccolato venire giù.
«Ricorda quello che ti dissi sulla cioccolata»  


Voglio lottare per me. Per la mia vita, per la mia immagine, per ogni mio limite limitato solo da me stessa.
La lotta stava divenendo un’abitudine. Abitudine è ciò che si osserva sempre, ma è anche la semplice ossessione di ciò che non si osserva o di ciò che si vorrebbe osservare.
«Come si trova un nuovo amore?» chiesi un po’ triste e un pò ispirata a Federica Metrello. Lei mi guardò e alzò le spalle.
Se bastasse non scrivere più, credo che potrei astenermi dal farlo per un po’. Ma l’amore non è un’abitudine.

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