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giovedì 22 agosto 2013

Bozza di “Storia di un misogino e della sua donna misandrica"

Nota dell’autrice: I nomi dei due protagonisti sono stati scelti parzialmente per caso. Solo dopo aver stabilito quello maschile, infatti, mi sono accorta di come questo richiamasse al proprio interno il significato di uomo (Alessandro). Da qui la scelta del nome del personaggio femminile (Ginevra), dai chiari rimandi al mondo del gineceo. Ciò ha giocato bene con la storia.
Il motivo di questo brano (che si presenta come bozza, ma che verrà successivamente inserito da qualche parte tra le mie storie, ampliato e forse maggiormente descritto) è stato il voler dare sfogo a certi pensieri che sembrano moltiplicarsi e portarsi sempre più all'eccesso in questi anni. Non avete davvero mai sentito nessuno lamentarsi dell'altro sesso? Neppure la vostra voce interiore?
Scritto ciò, vi auguro buona lettura e... amici maschi, vi voglio bene, ma questo lo sapete già! ;)  

Ginevra Zinerco era ostile agli uomini, da ormai più di un anno era misandrica. Arriva un’età in cui ci si scopre omosessuali, misandriche o ci si scopre e basta. Ginevra Zinerco a ventitré anni si era scoperta misandrica, le poche esperienze con i maschi le erano bastate per sviluppare una vera avversione, aberrante, contro l’altro sesso. Era giornalista, femminista e misandrica.
Così quando era venuta a sapere che padre Alessandro Basile, di trentacinque anni, durante l’ultima omelia era stato perentorio, per lei offensivo, riguardo la condizione della donna contemporanea, la giovane Zinerco aveva deciso di andarlo ad ascoltare la domenica successiva.
Alle dieci del mattino attraversò la piazza della città con uno sguardo determinato, quasi di sfida. Entrò in chiesa e, facendosi il segno della croce, andò a sedersi su un sedile accanto ad una delle grandi colonne di marmo sulla destra, seminascosta.
Padre Basile attraversò la navata e salì i gradini dell’altare, la celebrazione ebbe inizio. Quell’uomo era chiaramente misogino. Quando la messa fu finita, l’unica a non andare in pace fu Ginevra, la quale si recò in sagrestia per poter parlare con padre Basile. Egli si presentò nella stanza con volto serio, chiedendosi cosa potesse volere la giovane ragazza. Ginevra immaginò che se lo stesse chiedendo. Le loro menti parvero assalirsi prima ancora di presentarsi. La conversazione degenerò al punto che lei alzò la voce non potendo più sopportare certe insinuazioni e lui la cacciò, invitandola a parlarne quando gli spiriti si fossero calmati.
Fuori dalla sagrestia in molti avevano sentito indistintamente le urla.
‹‹Voi donne…! ›› le parole morivano nel suono dei passi della gente e delle voci dei bambini.
‹‹Voi uomini…! E voi uomini di chiesa…!›› continuava la voce femminile.
Ma nessuno di quelli che passava di lì seppe riportare ciò che si erano detti precisamente.
Non c’era più nessuno di fronte la porta della sagrestia quando Ginevra uscì. Ed era già lontana dalle orecchie di padre Basile quando esclamò tra sé ‹‹Misogino!››

Cosa c’era che una donna non potesse fare rispetto ad un uomo? Perché non avrebbe potuto predicare, fare l’omelia, interpretare i testi come un uomo? Perché lei non avrebbe potuto fare la sacerdotessa, lei, Ginevra?
Nella testa della Zinerco continuavano a formarsi domande miste di incredulità e irritazione. Era uno di quei momenti che sentiva il fuoco della lotta dentro di sé.
‹‹E perché qualcuno dovrebbe giudicare l’amore degli altri? Chi sono questi uomini, e quelle donne che li seguono, a credere di poter decidere quale amore sia giusto?›› diceva al suo migliore amico, al bar. Gli occhiali da sole le coprivano gli occhi e lei di tanto in tanto li toglieva perché le piaceva la luce naturale del mondo e perché era teatrale nei gesti.
In questi momenti Ginevra non sapeva spegnere la sua indole, né tanto meno pensava di volerlo fare. Era un purosangue che correva. Una purosangue.
L’orologio segnava quasi le otto di sera, il tramonto era già calato dalla piazza della città, ma dal mare si poteva ancora ammirare la discesa della luce. Le nuvole erano rosate, da sotto, dal sole; il cielo si presentava azzurro, bianco e rosa, nuvoloso e libero. Era il cielo estivo delle venti il cielo più bello.
Ginevra Zinerco non aveva voluto più saperne di maschi, di uomini che uomini non erano. Quei maschi buoni solo a farsi la guerra per il potere, per i soldi… A pensarci le veniva la nausea e doveva spostare il pensiero altrove così da distrarsi. Ginevra Zinerco era di una misandria decisa, apparentemente incurabile.
Era per esempio il caso di quel ragazzo, che una mattina stava studiando nella stessa biblioteca dove si recava lei, a renderla estremamente intollerante: avranno avuto la stessa età ma lui faceva chiasso con un amico e ad un certo punto lei gli vide lanciare la chewing gum sul tavolo, facendola rotolare per terra, sicuro, lui, che centrasse il cestino della spazzatura. Niente, era stupido, un cafone a vederlo, a sentirlo e ad ogni altro verbo di percezione. E lei era incurabile.
Li vedeva tutti energicamente stupidi, immaturi, che non volevano curarsi di loro, loro donne. Non che lei volesse l’attenzione di altre vite, a lei bastavano l’attenzione e la dignità che si dava da sé. Eppure quando notava che i maschi non amavano davvero, che non si interessavano davvero alle proprie donne, in quei momenti le si sviluppava un tale disgusto, una miscredenza sociale tale da farla sembrare quasi contraddittoria. Difendeva infatti l’amore di chiunque lo professasse ma più di una volta si era scoperta a pensare che…
“Tutti stanno con tutti tanto che sembrano… pisciati, marcati come i territori dal proprio passato. La gente crede di far profumo con questo, non sapendo che fa puzza invece. È più felina di quanto non sembri, la società, e presto pubblicherò qualcosa di misandrico››

Padre Alessandro Basile sfogliava un libro, continuava a perdere il filo della lettura. Pensava a quella ragazza impertinente, Ginevra. Aveva fatto bene a farsi prete, meno donne vedeva, meglio stava. Ogni volta che si imbatteva in una di quelle come la Zinerco, si ricordava di quanto giusta fosse stata la sua scelta.
Sua madre era stata la prima ad aprigli gli occhi, lo aveva abbandonato quando era ancora piccolo, lasciandolo al padre e andando a vivere con un altro uomo. Alessandro era cresciuto ed era stato fidanzato con due donne: la prima storia risaliva al secondo liceo ed era durata un mese, era stata lei a lasciarlo; la relazione più recente invece era continuata per più di cinque anni, il giovane Alessandro aveva pensato anche al matrimonio, prima di aver scoperto di essere stato tradito. Tale era stata la rabbia che aveva finito per picchiare la sua ex. Pentitosi di quella natura che aveva mostrato, aveva deciso di farsi sacerdote, risoluto a trascorrere la vita in meditazioni e solitudine. Non ne aveva potuto più.
Da allora non era più riuscito a perdonare le donne.

Passarono due giorni prima che la misandrica e il suo uomo misogino si rivedessero. Lei aveva scritto un articolo infiammato che a tratti appariva anche anticlericale. In realtà era soltanto contro l’uomo, qualsiasi uomo reale, in vita. Erano proprio questi quelli che parlavano a sproposito. Erano questi che non poteva sopportare.
Lei ammirava tanti uomini del passato, quelli che erano rimasti grazie alle loro grandi idee, ma quelli reali, che incontrava, erano privi di ciò che dovevano avere.
Ormai la irritavano anche quando la corteggiavano. Non c’era tipo d’uomo che si salvasse. E ora c’era quel giovane prete misogino! Era l’ennesimo volto irritante. L’aveva cacciata dalla chiesa invitandola a parlarne un’altra volta. Era un buzzurro in tonaca che, come tutti gli uomini del suo passato, non si era fatto più sentire.
Lo incontrò qualche mattina dopo, in piazza, quando lei stava andando a comprare il giornale.
Inizialmente voleva evitare di salutarlo ma poi, come guidata da un superiore orgoglio, lo salutò con quel suo sguardo sicuro e impassibile.
‹‹Salve›› riuscì a dire.
‹‹Buongiorno››
Non si fermarono a parlare, ognuno proseguì la propria strada.

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