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giovedì 7 novembre 2013

Prima era, ora fu

(Nota dell'autrice: scritta il 5 e il 7 novembre 2013, "Prima era, ora fu" è una poesia molto libera metricamente, e data la passione per la narrazione fantastica, l'intenzione è stata sin da subito di versificare una breve fiaba utopistica. Più bio, per una civiltà più limpida. Usiamo la tecnologia pulita. Il mio invito lo faccio con le rime, come i brindisi ;) )


In primavera nell’estrema Nalù
vi si recò una donna dell’Occidente radicale,
andò lì perché non c’era il tempo presente, ma uno strano crinale:
Prima era, ora fu.
Non vi era scritto nome sulla strada,
mancavano percorsi e indicazioni
e non c’era mappa: di illusioni
era creata Nalù, città d’arte, non Dada,
ma sì del Caso, di dubbio e incertezze.

La donna solitaria, constatate le grandi altezze
- C’erano vette su vette a Nalù -
vide il tempo procedere matto “Prima era, ora fu”.
Un gioco di città era Nalù,
che era stata davvero costruita
da chi del mondo si era istruita.

La donna dell’Occidente radicale,
si era tinta e rivestita,
aveva un tempo osservato come assale
la natura potente e risentita.
Irresistibile, calamitica, era ora,
potente e visionaria,
non vi era caldo, vento, bora.
Nalù era aria
buona.
Buona.

Polis immaginaria
inarcata di strutture bio:
dell’energia del vento si faceva mondo.
Eliche di mulini moderni,
gigantesse inanimate andavano girando,
e come per volontà di un Dio,
il male sembrava rimanere lungo i confini esterni.

La donna dell’Occidente radicale,
pareva già introdurre qualcosa a Nalù.
Considerazioni, orazioni,
invocava, interrogava.
E un giorno salì sulle vette, lassù,
sola ancora una volta, per curiosità del crinale.
Cominciò a narrare.
L’aria portò le parole lontano,
ovunque, fino le eliche: lì il suono investì
nuovamente l’atmosfera
e le pale le resero meno rare, a raggiera.
Si diffusero, i termini, e c’era il presente finalmente lì,
e qualcosa di limpido e arcano,

come se le parole di quella novella Diana,
dall’altitudine leggera,
non dimenticata la propria era,
avessero potuto tramutare Nalù in realtà quotidiana.

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