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venerdì 13 dicembre 2013

Intervista a Cristina De Stefano, una biografa dietro Oriana Fallaci




L’intervista alla biografa di Oriana Fallaci non può essere scritta tranquillamente. Una conversazione non facile questa, perché esige di essere raccontata più del solito.
Strano è stato ad esempio il bisogno di scriverla in piedi. La tastiera del computer l’ho dovuta poggiare sulla stampante per poterla tenere alta. Non so se è stata riverenza nei confronti di Oriana, se emozione da scaricare o se, infine, sia stata solo teatralità virale.
La Fallaci, scrittrice e giornalista toscana, regina delle interviste del secolo scorso, i suoi incontri li narrava, così mi sono sentita spiazzata anche a buttare giù delle domande a Cristina De Stefano, gentilissima autrice di “Oriana una donna”, biografia uscita lo scorso ottobre e che continua ad avere un grande successo editoriale da ormai diverse settimane.
La Fallaci, italiana che rende orgogliose molte italiane, personalità complessa che si valorizza per passionalità e ragione, per coraggio e tenerezza, muore nel 2006 e a distanza di soli sette anni sento come un pentimento, un furto, ecco. Sento che ci sia stata rubata questa donna che molti di noi avremmo potuto conoscere. Mi sarebbe piaciuto anche ricevere solo un suo “no”, il rifiuto di un incontro. Ci avrei provato, invece per soli sette anni non lo potremo fare, né io, né voi. Il rifiuto più tragico ce lo dà sempre il tempo a quanto pare.
In compenso questa deliziosa biografia della De Stefano è stata una vera tela conduttrice. Opera di particolare pregio e interesse grazie ai testi, ai documenti inediti che sono stati messi a disposizione dal nipote della Fallaci, suo erede, ci fornisce come un contentino dolcissimo su questo “scrittore”, come soleva definirsi Oriana stessa.
Ma non è stato semplice, come vi dicevo, scegliere le domande per la biografa De Stefano. Ad esempio nel trattare Oriana Fallaci la si vorrebbe continuamente nominare, rischiando la ripetitività nel testo, e al tempo stesso gli aggettivi sembrano non bastare per definirla, questo è uno dei rari casi in cui gli aggettivi non rendono abbastanza. Oh, non c’è nulla di banale in questa donna d’avanguardia che riassume tante donne insieme. Forse per tale motivo finiva per scontrarsi con tutti, possedeva ogni sfaccettatura possibile e ad ogni personalità che incontrava anteponeva la sua alternativa più radicale. La radicalità si può combattere soltanto con opposta forza: la dittatura con la disubbidienza, il sotterfugio politico con la verità spiattellata. Oriana, credo in ultima analisi, che fosse una persona molto più moderata di quanto non si pensi, e dai gran bei valori, il suo temperamento forte l’ha fatta valutare come una risoluta estremista, ma come ogni bella persona il fraintendimento è scontato. L’uomo gioca molto sui fraintendimenti, quando una persona è buona, un ottimo modo per eliminarla è farla fraintendere, e la gente, abituata al peggio, crederà al peggio. Così reputo che l’Orianina è stata tradita spesso nel pensiero da colleghi, politici e critici.
Ultima stranezza che vi confesso in questo preambolo, e poi passo ai miei dieci interrogativi, è che mentre meditavo sull’intervista, mi continuavano a sfuggire le domande, le pensavo e mi sfuggivano senza riuscire a scriverle. Che sia stata Lei a togliermele dalla testa perché non le andavano?
Basta, anche se ho temuto per tutto il tempo di scrivere un’intervista terribilmente sentimentale, spero di non averlo fatto eccessivamente. Adesso comincio.
Signora De Stefano, la ringrazio nuovamente per la sua disponibilità.




Lei è autrice di diverse opere biografiche. Quali sono i primi passi per la composizione di questo genere letterario e con quanto materiale si è confrontata nei tre anni di stesura di “Oriana una donna”? Cosa ha trovato più interessante?
C. DE STEFANO: È vero, ho scritto già due libri biografici pubblicati da Adelphi e dedicati a grandi donne (Belinda e il Mostro sulla scrittrice italiana Cristina Campo e Americane Avventurose, su venti grandi pioniere d’oltreoceano), ma è la prima volta che lavoro come biografo “autorizzato”. L’erede di Oriana aveva letto Americane e voleva che fosse scritta così la vita di sua zia, che è stata a sua volta una grande pioniera. Mi ha chiesto quindi di lavorare al progetto e mi ha messo a disposizione una grande quantità di materiale inedito, mai catalogato, tutto quello che Oriana conservava nella sua casa di New York. Sono partita da qui, passando settimane, mesi, fra le carte di Oriana. Poi, con l’aiuto di due ricercatrici, una in Italia e una negli Stati Uniti, ho fatto altre ricerche in archivi, e interviste a persone che l’hanno conosciuta. Il materiale di Oriana era tutto interessante, ma certo l’emozione più grande è stata leggere le carte private.

Lettere d’amore e poesie. Sono tra le cose che più mi hanno sorpresa e incantata. Quasi profanamente le dico che detesto leggere cose scritte in maniera smielata, le poesie stesse non le ho mai valorizzate quanto dopo aver letto “Un uomo”, ho sempre preferito la prosa perché è più tenace, come dire che la prosa esprime l’uomo mentre la poesia il poeta. Ma amo moltissimo le lettere, le dediche. Oriana sembra avermi convertita in qualcos'altro, e non soltanto in questo ambito. È proprio il poeta l’uomo più coraggioso, è il sentimento che dà il coraggio. Passionale la Nostra Fallaci mi ha stregata con i suoi amori. Ha pure tentato il suicidio per uno di essi, e mi spaventa questa analogia biografica con tantissime altre grandi autrici. Lei che ha raccontato donne anche in “Americane avventurose” e in “Belinda e il mostro”, cosa si sente di dire sulla parte dolce di Oriana, sulla sua poesia? E a quale altra donna che ha studiato l’accosterebbe?
Oriana è una donna assoluta, di grandi sentimenti. Senza questo motore non sarebbe arrivata dove è arrivata. Tutto in lei è epico. L’idea di coraggio, l’idea di libertà, ovviamente l’idea di amore. Il modo passionale in cui ha vissuto i suoi amori rientra quindi nel suo personaggio. Aveva tanti difetti ma di certo non era una persona tiepida. Rispetto ai personaggi di cui mi sono occupata in passato direi che questo lato è sempre presente nelle donne, che anche quando sono grandi intellettuali non rinnegano la parte emozionale, a volte anche irrazionale. Oriana ha molto delle mie americane. Era trasgressiva come Mae West, che rivoluzionò il teatro scandalizzando l’America, coraggiosa come Amelia Earhart, che scomparve sul Pacifico per essere la più grande donna pilota al mondo, emancipata come Margaret Sanger, che per ottenere il diritto femminile alla contraccezione fece anche la prigione… L’elenco potrebbe continuare, ma preferisco lasciare ai lettori – che spero dopo Oriana vorranno leggere anche questo mio libro – il piacere di scoprire le altre. E anche Cristina Campo, in apparenza così lontana da Oriana, aveva qualcosa di lei: l’intensità, l’energia, l’assolutezza.
  
Se volessi etichettare Oriana Fallaci come un personaggio letterario le darei nome Josephine March. Concorda? Tuttavia ben sapendo che è inetichettabile, mi piacerebbe sapere qualcosa di più sui suoi modelli letterari e non, oltre a London e ai suoi genitori, intendo. Secondo lei chi e cosa dava forza a questa Donna? A chi si ispirava?
Suo zio Bruno Fallaci, che è stato il suo primo maestro, diceva che lei e le sue sorelle erano come le sorelle Bronte, ma senza specificare chi fosse chi. Oriana si è nutrita soprattutto della grande letteratura anglosassone ma anche moltissimo dei classici. Leggeva tutto, conosceva a memoria tutte le grandi poesie, aveva una cultura sterminata. A ben guardare c’è molto di Omero, o di Shakespeare nel suo modo di scrivere. C’è un’epica chiarissima nello stile di Oriana romanziera.

Ho sentito spesso romanzieri affermare che durante la composizione di una storia incontrano i propri personaggi, dialogano o prendono il tè con loro: anche questo fa il prodigio della fantasia, ci fa sentire tutti un po’ profetici. Lei, Cristina De Stefano, ha sognato la Fallaci innumerevoli notti, e non credo di sbagliare l’azzardo se affermo che scrivere “Oriana una donna” sarà stato un continuo dialogo con l’autrice italiana. Ci racconti lei la sua relazione con la Fallaci e mi dica se sinora ho sbagliato qualche interpretazione.
Senza dubbio un biografo vive con il suo soggetto: dorme, mangia, cammina con lui. È come essere posseduti. Nel caso di Oriana lo è stato più del solito, perché è un personaggio ingombrante, che invade ogni spazio, e non è stato sempre facile, perché è un personaggio tragico, che ha una visione dura della vita. Almeno due volte durante questi anni ho pensato di abbandonare il progetto, schiacciata da questo peso. Per fortuna non l’ho fatto.

“Un uomo”, opera fortissima della Fallaci, universale per messaggio, contesto ed epoche. Da essa lei riprende il titolo e mi pare un po’ anche la struttura della biografia. Apertura e chiusura di “Oriana una donna” infatti, analogamente a quelli della memorabile storia di Alekos Panagulis, raccontano la parte finale della vita del protagonista,nel nostro caso di Oriana; al centro si sviluppa tutta la narrazione in ordine cronologico. Sbaglio?
E poi, mi dica, anche lei si è innamorata dell’eroe, poeta, della resistenza greca Panagulis? Perché io francamente non riesco a togliermelo dalla testa.
Il titolo della biografia richiama indubbiamente quello di Un uomo, ma non ho pensato alla struttura scrivendolo, sei tu che me lo fai notare per la prima volta. Forse è così, ma allora è stato del tutto inconscio. È possibile, ho letto e riletto i libri di Oriana e lei fa questo effetto: entra nelle ossa. Detto questo Un uomo non è il mio libro preferito tra quelli che Oriana ha scritto e Panagulis non è il mio preferito tra i suoi amanti. Gli preferisco di gran lunga Francois Pelou, il giornalista francese che conobbe a Saigon, non ha gli eccessi dell’eroe greco ma a suo modo era un uomo di grande coraggio e di grande dirittura morale. Si fece espellere dal Brasile per fare il suo lavoro. E poi, secondo me, con lui Oriana avrebbe potuto vivere tutta la vita, con Panagulis era impossibile, la loro convivenza era una rissa continua.

Oriana Fallaci e Alekos Panagulis

Quale parte della biografia di questa italiana straordinaria preferisce? E quale libro consiglierebbe di leggere?
Sicuramente gli anni Sessanta, quando Oriana scopre l’America: Hollywood, la corsa per lo spazio, e poi riesce a farsi mandare in Vietnam. È un’Oriana giovane, entusiasta, qualche volta ingenua, ma che mi fa particolarmente tenerezza. Poi la vita la indurisce molto. Tra i suoi libri meno noti ci sono almeno due ottime letture: Se il sole muore, sulla convivenza tra gli astronauti, e Penelope alla guerra, il suo romanzo sull’amore.

Che idea si è fatta della Fallaci finale, quella più criticata? E cosa risponderebbe a tutti quelli che l’accusano anche oggi di xenofobia e razzismo? Insomma qualcuno anni fa voleva farla senatrice a vita, ma non è avvenuto proprio per questi giudizi che non so come giudicare…
 Risponderei con le parole di Angelo Panebianco, che ne ha parlato qualche settimana fa partendo dal caso della giornalista della tv di Stato di Oslo che ha dovuto rinunciare ad avere al collo la sua catenina con una croce per le proteste di un’associazione islamica locale. Direi che dice tutto e lo dice bene: ““Mi è capitato recentemente, di leggere una recensione di un libro dedicato alla vita di Oriana Fallaci. Il recensore sosteneva che l'ultima Fallaci era diventata xenofoba e aveva abbandonato gli ideali di gioventù, quelli che la spinsero giovanissima, a partecipare, nei ranghi di Giustizia e Libertà, alla Resistenza. Due bugie. La prima: l'ultima Fallaci non era affatto xenofoba, non era 'contro gli stranieri'. Si opponeva invece alla militanza islamica. Anche con qualche esagerazione, certamente. Ma, comunque, meglio lei di tanti sepolcri imbiancati. La seconda bugia: lungi dall'aver abbandonato gli antichi ideali, la Fallaci pensava che le minacce più serie alla libertà per la quale aveva combattuto da giovane venissero ora proprio dalla militanza islamica. E non è affatto sicuro che si sbagliasse. Ma, naturalmente, non si può pretendere che gli intellettuali politicamente corretti, e sempre attenti a non disturbare i prepotenti, possano ammetterlo”

Secondo lei, dai documenti che ha potuto studiare, Oriana può essersi stancata della gente? Può la sua irascibilità, ricordata da tanti, quella anche più accesa de “La rabbia e l’orgoglio” essere la conseguenza della delusione del pensiero altrui? Una sorta di sconforto esistenziale?
Direi che c’è del vero in questa descrizione. Oriana diceva che quello che la deprimeva era la stupidità umana, e le pareva che intorno a lei con il tempo ce ne fosse sempre di più. Ma è anche vero che diventava vecchia, era sola, ed era malata, certo tutto questo non aiuta l’ottimismo. L’ultima parte della sua vita è stata molto triste, anche se Oriana era capace ancora di grandi slanci di energia, di amicizie, di risate, basta leggere le lettere all’arcivescovo Fisichella, scritte nell’ultimo anno di vita, sono bellissime, maliziose, allegre, speriamo che un giorno siano pubblicate

Penso che Oriana Fallaci debba diventare quanto prima un classico della nostra letteratura nazionale, essendo modello di donna, di scrittrice, di italiana unica e oltremodo talentuosa. Lei che ne pensa? Ci dia un motivo in più per consacrarla.
Oriana è già un classico della nostra letteratura, per quanto i critici la ignorino. È la più popolare e la più letta tra le donne scrittrici italiane. Lei diceva che il vero critico era il pubblico e anche io la penso così.

Carissima De Stefano, scrivere queste domande è stato curioso, ho impiegato più tempo di quanto pensassi, molto combattuta. Sarebbero molte di più le cose da voler approfondire e anche con maggiore pathos. La Fallaci ha scalato la vetta delle mie autrici preferite. È sorprendete anche per me affermare per la prima volta di aver trovato una degna pari, o addirittura superiore, di J.K. Rowling. Ma del parallelismo tra queste due donne e delle loro opere mi riservo di parlarne in altre occasioni, anche con lei, se vorrà.
Le chiedo ora un saluto per i miei lettori e un parere… secondo lei, cosa avrebbe pensato Oriana Fallaci di questa intervista? Grazie ancora. 
Penso le sarebbe piaciuta la tua energia, e la tua voglia di essere dentro la storia, come lei ha insegnato a generazioni di giornaliste.

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