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domenica 1 dicembre 2013

Intervista a Desiree Rancatore, una diva



Di tante interviste concluse a distanza, questa mi risulta tra le più inaspettatamente appropriate, almeno per il mezzo di comunicazione utilizzato, il telefono.
Una donna che è la propria Voce, infatti, bisogna ascoltarla. E allora se si è distanti, molto impegnate o per una volta nelle comode vesti casalinghe (eventualità che a noi donne ci fa rigorosamente evitare Skype), quale altro mezzo potrebbe ridare autenticità ad una conversazione con il soprano di fama internazionale Desiree Rancatore? Il telefono insieme al registratore mi ha regalato la nitidezza del suono necessaria per conoscere questa gentile eccellenza nazionale.

1) Cara Desiree Rancatore, in queste settimane è tornata a casa, esibendosi al Teatro Massimo di Palermo. Ieri l'ultima serata di questo novembre in cui ha interpretato Violetta, la protagonista della Traviata, magnifica opera lirica di Giuseppe Verdi rappresentata per la prima volta nel marzo 1853.
È stato un successo, un pienone, tanto che non ho fatto in tempo a trovare un sedile per venirla ad ascoltare nelle sue date. Andrò stasera ad ascoltare la sua collega Daniela Schillaci. Cosa ha significato quest'accoglienza straordinaria per lei e in quale città nasce il suo successo?

Ha significato moltissimo l'accoglienza del mio pubblico qui a Palermo, questo debutto in Italia era per me molto importante, quindi avere questo riscontro è stato veramente bellissimo.

2) Figlia d'arte, lei è cresciuta in teatro, tra musica e bel canto. Quando si è resa conto del suo dono e quando ha deciso di assecondarlo? Infine cosa sarebbe voluta diventare Desiree Rancatore, se non avesse intrapreso gli studi di lirica?

L'ho scoperto a quattordici anni, quando ancora studentessa di violino in conservatorio, partecipai al corso di canto corale che era obbligatorio e ci fecero studiare la "Petite messe solennelle" di Rossini. M'innamorai perdutamente del canto! E due anni dopo cominciai lo studio della tecnica (quattordici anni erano un pò pochini) con la mia mamma! Avevo anche un'altra passione per la quale stavo studiando, lo stilismo! Disegnavo abiti e mi piaceva tantissimo! Ma il canto ha prevalso!

3) Callas. Credo si tratti del nome più conosciuto di soprano, anche per i più storti d'arte, tra i più schivi d'orecchio, la Callas è un nome. È tra i suoi modelli di riferimento? C'è qualcosa nella voce, nella vita che l'accomuna ad altre grandi icone dell'Opera?

Quello che può accomunare, credo, tutti noi artisti ai grandi del passato è lo studio costante, i sacrifici infiniti e le grandi solitudini. E a volte gli attacchi della critica!
La Callas è un'icona, un mito per me, la adoro follemente da sempre! Un vero esempio di come dare emozioni con la propria voce!

4) So che ogni cantante possiede una propria caratteristica nella voce e che la bravura non si basa sulle somiglianze, su elementi standard. Quale crede che sia il suo punto di forza?

Si dovrebbe NON somigliare a nessuno ed essere particolari come timbro e modo di porgere i suoni. La mia particolarità credo stia nel timbro appunto. Le persone che sentono una registrazione anche in radio mi dicono sempre "questa è Desiree", e questa cosa per un cantante credo sia fondamentale. Alcuni dei miei punti di forza posson essere il legato delle frasi cantabili, le agilità, i filati e i sovracuti che non si assottigliano mai e rimangono dello stesso volume.

5) Le trame e gli spartiti dell'opera lirica contengono un dramma, un qualcosa che, una volta dentro il teatro, tra luci soffuse e i movimenti dell'orchestra, fa impazzire i sensi. Si piange, si sente lo stomaco comprimersi da forti emozioni, ci si solleva in qualche modo. Sono catartiche, ci liberano un pò. Dall'altro lato del pubblico, sul palco, quando lei va in scena, quali sono le sensazioni che prova? Cosa la emoziona di più tra l'interpretare il ruolo di una Violetta, il sapersi osservata e udita da tanti volti e la sua stessa voce? Certe volte gli scrittori piangono mentre scrivono un testo: le capita di commuoversi per ciò che la sua voce può?

Le sensazioni sono innumerevoli. Dall'iniziale emozione (più che umana) all'immedesimarsi sempre più nel ruolo che stai vivendo. Emoziona tutto, non c'è una cosa che emoziona di più, l'unione di queste cose fa sì che le sensazioni siano innumerevoli, qui il tutto è amplificato dal fatto che canto un ruolo che ho sempre sognato e aspettato.
Mi capita spesso di piangere e commuovermi, in scena non riesco a rimanere fuori, fredda, non sarei io... Devo vivere il personaggio e la sua voce e trasmettere al pubblico ciò che in prima persona questo ruolo sta facendo provare a me. Credo sia il segreto per arrivare al pubblico.


6) Adesso le chiedo qualcosa riguardo il rapporto con i colleghi e la gente. Prima lei ha parlato di grandi solitudini. Ci dica meglio e ci sveli, senza nomi (ci piace il peccato a noi, i peccatori piacciono sempre meno), qualche episodio tra invidie e rivalità o anche un atteggiamento che la irrita da parte dei giornalisti o del pubblico, ma che le è servito da insegnamento o da motivazione?

Siamo soli sempre nei viaggi, in città che non ci appartengono. Fuori per le feste, lontani dalla famiglia, soli sul palcoscenico con le nostre responsabilità e soli quando ci attaccano! Soli. Ma grazie a Dio esiste la solidarietà fra colleghi e non solo le cose brutte che si immaginano! E quindi ci si fa compagnia
Per le invidie, invece, non mi piace parlarne onestamente, basti sapere che esistono, ma non sono la parte predominante dei rapporti con i colleghi, che son fra le cose più belle di questo mestiere perché in fondo sappiamo benissimo la vita che facciamo e ci capiamo... Poi la persona invidiosa, cattiva, ti può capitare in tutti i mondi!
Dei giornalisti (ovviamente non di tutti) a volte mi irrita la saccenza, la poca umanità, la verità assoluta sentenziata senza mai aver calcato un palcoscenico o senza nemmeno sapere cosa significhi cantare due note di fila... mentre quando fanno critiche costruttive, con conoscenza di ciò di cui si parla, danno grandi spunti per migliorarsi e continuare a studiare sulle cose che ancora devon migliorare.
Il pubblico è la mia forza, quello che crea il personaggio e lo ama e fa si che la sua carriera possa diventare importante, certo esistono anche i detrattori fra questi ma non si può piacere a tutti, non sarebbe umano!

7) È stata acclamata anche in Giappone. Qual è la prima differenza che le viene in mente se pensa all'Opera in Europa e quella in Asia? Mi racconta qualcosa di quest’esperienza nell’estremo oriente?

In Giappone vivono l'opera come si poteva vivere in Italia negli anni '50,'60, con un entusiasmo, una dedizione, un amore infinito che ti travolge e ti conquista! Io lì sono molto amata, ogni volta che torno lì mi sento piena di energia grazie a loro ed al loro infinito affetto e stima, vengono in teatro liberi da preconcetti, pregiudizi e ti ascoltano per quello che stai facendo in quel momento e cosa hai voluto trasmettere... Sono meravigliosi! Adoro la loro infinita civiltà, senso del rispetto e ospitalità, è un popolo dal quale tutti noi dovremmo imparare qualcosa.

8) Com'era la Desiree piccola, quella adolescente e quella degli esordi? Le differenze di ieri e di oggi in fatto di timidezza e determinazione.

Desiree piccola era timida, un pò goffetta ma simpatica e piena di vita... Diciamo che è rimasta un pò così! La vita fa sì che alcuni lati del tuo carattere evolvano. La mia timidezza sul palco sparisce ma magari nella vita reale ogni tanto risalta fuori. La determinazione NON e' mai mancata e negli anni si è solo accentuata! Senza determinazione non si arriva da nessuna parte!

9) Mi è sfuggita alla Traviata di questo novembre 2013, come mi sfuggì due anni fa sempre a Palermo nell'allora interpretazione di Lucia di Lammermoor. Ma quell'anno non la conoscevo ancora. La Lucia è una delle mie opere preferite insieme alla Tosca, opera quest’ultima che ho ascoltato da un altro grande soprano, Maria Josè Siri.
Lei quale protagonista preferisce tra le appena menzionate e Violetta?

Allora Tosca non è un ruolo che canto o canterò, ma è una delle mie opere preferite da ascoltare (amo Puccini). Lucia e Violetta, così diverse ma in fondo tanto simili... forti e determinate... tutte e due molto sfortunate e costrette da uomini a fare la loro volontà sacrificando il loro bene personale... le amo entrambe in maniera diversa, ma le amo e mi hanno dato tantissimo come persona e come artista.

10) Felice di poterla enumerare tra le mie interviste, la ringrazio per la disponibilità. Non mi rimane che chiederle un saluto per i miei lettori. Ci saluti come farebbe Violetta o come si addice ad un soprano palermitano di fama internazionale, se preferisce. Noi nel frattempo Libiam al suo successo.

Intanto grazie di parlare di Opera perché di questi tempi il genere ha bisogno di pubblico nuovo, giovane che s'innamori di quest'arte! E arrivederci alla prossima opera al teatro Massimo che sarà "La Fille du regiment" in settembre! Nni viriemuuuu! Ne approfitto anche per farvi gli auguri di Buon Natale e buon Anno!




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