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giovedì 16 gennaio 2014

Intervista a Riccardo Russo

Le 10 domande + 1 di Joìne.
Tra mazaresi e mazzarisazzi.
Tutti amiamo la nostra città e tutti ci lamentiamo dei concittadini. Anche per questo motivo nasce l’idea di interviste standard da proporre a personaggi locali. Bisogna stanare il bene. La differenza tra mazaresi e mazzarisazzi la lascio all’interpretazione dei lettori, l’unica similitudine che posso suggerirvi è quella tra speranza e resa. Io mi sento mazarese… e voi?

Comincio col presentarvi un personaggio splendido. Riccardo Russo, musicista, compositore, cantante. Anche su fb si può leggere come venga spesso chiamato “Maestro”. Capello riccio e voluminoso da artista libero. Basta incontrarlo una volta per trovarsi a proprio agio in sua compagnia; spontaneo, dolce, malizioso e, per noi condicio sine qua non, mazarese.
Mi pare di averlo disturbato mille volte per mille proposte diverse, ma questa intervista è la prima che concludiamo veramente da quando ci conosciamo.

1)      Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare? Quando ti sei reso conto di essere diventato la tua professione? Ti senti, infatti, più rappresentato dal tuo nome o dalla tua arte?
Ho cominciato a rompere le scatole ai miei a 8 anni, volevo una chitarra a tuti i costi ma dovetti aspettare il decimo compleanno per averne una (la conservo ancora), una piccola Clarissa, marchio italiano ormai scomparso ma che faceva ottimi strumenti, è rossa ed è stata il primo strumento col quale ho iniziato a studiare con Salvatore Pipitone, musicista forse dimenticato dai mazaresi ma che mi ha insegnato tutto quello che sapeva e successivamente indirizzato a Michele Ramo, nostro compaesano, adesso trapiantato a Detroit dove incanta il pubblico con la sua chitarra/basso ad otto corde insieme alla meravigliosa voce della moglie Heidi Hepler. Proprio Michele, dopo avermi fatto fare una cinquantina di concerti da solo e assieme a lui, mi ha iniziato al violino e spronato ad iscrivermi al Conservatorio, dato che stava per partire alla conquista degli Stati Uniti. In Conservatorio ho studiato violino con il compianto maestro Salvatore Consoli e avuto i primi approcci con l’orchestra grazie all’immenso Antonino Pappalardo. L’illuminazione è poi avvenuta quando ho dovuto affrontare lo studio dell’armonia, ho conosciuto il mio insegnante di allora, Peppe Porcelli (con il quale ho poi fatto 2 dischi da solista e ne sta progettando un terzo), che mi ha spalancato le porte del Jazz e soprattutto della composizione. Da lì in poi è stato un turbine di emozioni. Ho imparato a suonare tutto quello che mi è in pratica passato per le mani. Mi sono appassionato alle registrazioni e innamorato delle grandi voci del passato. Tutto questo ha comportato ore ed ore di studio durante le quali, di tanto in tanto i miei genitori venivano ad assicurarsi che fossi vivo!
Per questo la musica, per me non è una professione, i musicisti ed i cantanti sono solo un veicolo, tramite noi essa continua a vivere nei secoli, piccoli o grandi che siamo, abbiamo il piacere/dovere di servirla onestamente e trasmetterla come meglio possiamo. Mi sento rappresentato da essa, un giorno nessuno si ricorderà di Riccardo Russo ma quello che ho imparato ed insegnato sarà ancora fulgidamente vivo.

2)      Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l’istruzione nel tuo campo? Ti piace più l’ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?
Ho studiato con tanti insegnanti, prima e dopo il conservatorio, ognuno mi ha lasciato qualcosa e ancora oggi studio, imparo anche dai miei allievi, rubo, è il termine esatto, perché un musicista deve essere prima di tutto un buon ladro, bisogna avere sete di sapere, sempre. Ho elaborato quindi dei metodi di insegnamento, in campo vocale ho unito gli studi della tecnica classica alla musica degli ultimi 50-60 anni che ancora si ostinano a chiamare moderna,  per poi fondere il tutto con i moderni concetti della Programmazione Neuro Linguistica; ne è venuto fuori un metodo che fonde l’apprendimento classico basato sull’esperienza,  alla conoscenza della collocazione nello spazio del proprio corpo e del proprio modo di apprendere/eseguire, un metodo potente finalizzato alla qualità garantita della performance. Il tutto è misto all’uso intelligente della tecnologia come ausilio efficace ma non indispensabile. La musica, anche quella delle macchine, la devono fare gli esseri umani. L’istruzione musicale invece, oggi in Italia è in mano, così a professionisti coscienti, come a una marea di altra gente che ha cercato di farne solo mercato. Il proliferare di insegnanti non sempre preparati a dovere, l’assenza di un vero albo dei professionisti, l’altalena delle aperture/chiusure dello Stato riguardo all’insegnamento nelle scuole pubbliche, il comparire di titoli e titoletti che hanno fatto solo confusione e, non ultimo, il fatto che viviamo in un sistema non meritocratico, hanno fatto in modo che ad oggi siamo il fanalino di coda in Europa quando abbiamo rappresentato per decenni l’eccellenza. Questo disordine si ripercuote nella mia vita professionale e artistica (ride)! Ho un modo tutto mio di catalogare le cose: le sovrappongo. Questo genera inizialmente confusione nei miei collaboratori, poi appresa la tecnica del “fa come vuoi ma fallo bene”, si capisce che il metodo è vincente!

3)      Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?
Modelli ne ho tanti, tantissimi! Amo in sostanza tutta la musica o almeno quella buona per me, ma i miei idoli sono da sempre Bach e Beethoven nel campo classico e Beatles per le composizioni moderne. In comune con loro ho la dedizione alla musica e la voglia di rendere partecipi gli altri di tutto quello che costantemente elaboro.

4)      Un uomo o una donna con cui faresti coppia artistica?
Uomo Mick Jagger e donna, dopo la scomparsa di Etta James, Beyonce. Molto più fattivamente mi piace collaborare con chiunque abbia un progetto valido, qualsiasi ne sia la sua entità.

5)      Ti senti più un artista bambino, un ribelle adolescente o maturo?
Mi sento un bambino maturo. Conservo la curiosità di quando ero bambino e la sfrutto al meglio grazie all’esperienza acquisita negli anni.

6)      Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella mazarese e cosa si dovrebbe fare per migliorarsi?
La politica oggi è ben lontana dalla “ragion di stato” di Machiavelli ed è, purtroppo, ancora astratta in relazione alle esigenze dei cittadini. Per noi Italiani è sporca, fatta di interessi personali e servilismi. Siamo obbligati a pagare in silenzio anche le tasse che non capiamo ma se, per ipotesi, vogliamo chiedere l’uso del teatro comunale per un concerto a titolo gratuito, ci scontriamo con l’arroganza di certi impiegati che assurgono a despoti senza averne titolo. Questo fa sfigurare le amministrazioni che, per carità, ne sono magari ignare; credo quindi che il primo passo da fare sia la vigilanza, poi la trasparenza, ed infine le pari opportunità per riconquistare la fiducia dei cittadini.

7)      Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.
La mia carriera è fatta di progetti continui, novità, successi, insuccessi, ricerca e sperimentazione, ma soprattutto, di persone. Amo gli altri. “Fa agli altri ciò che vorresti facessero a te stesso” l’unica regola.

8)      Fino a dove si spinge la tua ambizione? Puoi dirci il tuo prossimo progetto?
Sogno una scuola di musica e canto a basso costo per tutti, con una sezione gratuita per chi proprio non può contribuire neanche al minimo. Scrivo brani in continuazione e formo artisti, non voglio fare altro che Musica. Ho nel cassetto un po’ di brani per me, ma non ho mai tempo da dedicarmi. Il prossimo progetto è uguale al precedente: migliorarmi (sorride).

9)      Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?
L’ho già fatto e non serve. Noi siamo il nostro punto di partenza e di arrivo, in questo circumnavigare chi non ci apprezza per quello che siamo, non merita di far parte del viaggio.

10)   Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a conoscerti, motivali qualora ce ne fosse bisogno.
Sono un esperto di “cosichiama”. Al sud, quando non sai il termine per definire qualcosa o il nome di qualcuno lo chiami così. Direi quindi a tutti i “cosichiama” che non mi conoscono che se avessero bisogno di qualcosa sulle “cosichiame” della Musica non devono far altro che rivolgersi a un “cosichiama” come me.

11)  Riccarduzzo, riusciremo a concludere mai una canzone insieme? … Ma io non alla voce! Canto solo sotto il suono della doccia e del phon!
Come sai, ho già musicato parole tue e sono sicuro che ci sia già qualcuno che vuole cantarle!


(fonte PrimaPagina Mazara:
http://www.primapaginamazara.it/index.php/costume-e-societa/1078-le-10-domande-1-di-joine-tra-mazaresi-e-mazzarisazzi)

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