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giovedì 23 gennaio 2014

Intervista a Rosario Lisma

Le 10 domande + 1 di Joìne.
Tra mazaresi e mazzarisazzi.

Rosario Lisma, attore ne "La mafia uccide solo d'estate", è uno di quei personaggi che non può mancare alla collezione delle "10 domande + 1", perché, sì, un mazarese che finisce sui grandi schermi, che si nota con curiosità in un film apprezzato in tutta la Penisola, è una preda interessante alla mia ricerca: che i mazzarisazzi prendano spunto da chi, come il mazarese Rosario, stimola, esercita, la propria capacità a raggiungere obiettivi alti e artistici.
Caro papà di Arturo, non conosco molto la sua carriera, ma la ringrazio per la disponibilità a rispondere alle seguenti domande, mi farà piacere istruirmi!

1) Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare? Quando ti sei reso conto di essere diventato la tua professione? Ti senti, infatti, più rappresentato dal tuo nome o dalla tua arte?
Sognavo fin da bambino di fare l'attore. Crescendo il sogno è diventato sempre più lucido e possibile, imitavo professori, preti, cominciavo già a e esibirmi in gruppi amatoriali, facevo l'animatore alla Valtur durante le pause dall'università (Giurisprudenza a Roma). I segnali erano incoraggianti. Dopo la laurea, diciamo caldamente consigliata dai miei per usare un eufemismo, ho vinto un concorso importante per giovani attori di teatro a ventitre anni e da lì in poi sono un attore professionista. Ma di certo sono Rosario, non certo "l'attore".
2) Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l'istruzione nel tuo campo? Ti piace più l'ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?
E' un mestiere molto strano e delicato. Ci sono delle ottime scuole pubbliche a Milano, Roma, Genova, di grande tradizione teatrale o il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma per il cinema. Consiglio sempre ai giovani che vogliono fare questo mestiere davvero di passare da lì. Anche se io per un caso strano ho lavorato da autodidatta. Diciamo che ho imparato sul campo, rubacchiando qua e là ai miei colleghi più grandi e più bravi e macinando copioni e chilometri di turnè e alberghi, treni, camerini, cali di voce, alcuni rimproveri e qualche applauso. Ho imparato un metodo. Non è l'unico possibile, ma è un metodo. Non credo all'improvvisazione né nell'arte, né nella vita.
3) Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?
Come registi e maestri posso citare due tra i più grandi del teatro europeo con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Il compianto Massimo Castri che ci ha lasciati un anno fa e il tedesco Peter Stein. Entrambi mi hanno affidato dei ruoli bellissimi che ho amato molto. Come attori potrei citarne una schiera infinita che ho amato da lontano: Eduardo, Totò, Volontè, Sordi, De Sica, ecc... Un attore magnifico che conosco da vicino e che reputo un esempio anche come uomo è Toni Servillo. Passione, fantasia e rigore.
4) Un uomo o una donna con cui faresti coppia artistica?
Con Anna Della Rosa. Ottima attrice. E' la fidanzata stronza di Carlo Verdone ne "La grande bellezza" di Sorrentino. E per inciso è anche mia moglie nella vita. Con me è più buona che con Verdone. Ma tornerò a lavorarci insieme tra poche settimane in uno spettacolo scritto da me e in scena a Milano al Teatro Franco Parenti.
5) Ti senti più un artista bambino, un ribelle adolescente o maturo?
Ci vuole la fantasia e il gioco dei bambini e la saggezza degli adulti. Spero di tenere insieme le cose.
6) Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella mazarese e cosa si dovrebbe fare per migliorarsi?
La politica deve essere servizio per gli altri. Deve costare a chi la fa. Non a chi la subisce. E non parlo solo di soldi. La politica è sacrificio, tempo, mediazione, visione lunga, cultura. Allo stesso tempo non amo le battaglie cieche contro tutti i politici senza distinzioni. Ci sono ancora uomini e pensieri di cui potersi fidare, il qualunquismo 2.0 degli ultimi tempi mi fa orrore. Mi piace la politica che ragiona e che ascolta. E che salva i più deboli. Mazara è una perla baciata dal sole e dal mare. Ma sulle difficoltà economiche delle famiglie e una scarsa cultura del collettivo si sono diffusi individualismo, clientele e scarsa partecipazione. Spero che il prossimo sindaco possa pensare alla comunità più che a se stesso.
7) Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.
Ironia e umanità. Per entrambe le cose.
8) Fino a dove si spinge la tua ambizione? Puoi dirci il tuo prossimo progetto?
L'ambizione serve a migliorare se stessi, per potersi meritare nuovi tragardi, sennò non mi interessa, è solo smania di successo e non ci sono portato. Comincerò a breve le prove di "Peperoni difficili" la mia nuova commedia a teatro con degli ottimi attori. Io ne sono autore, interprete e regista. Un testo molto divertente, ma anche malinconico, dal sapore cechoviano. Il tema principale è la Verità dal punto di vista, addirittura, teologico. Non nego che un po' me la faccio sotto, ma non vedo l'ora.
9) Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?
Troppo difficile.
10) Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a conoscerti, motivali qualora ce ne fosse bisogno. Un saluto lungo e uno breve.
Il primo lo trovate su YouTube e si chiama "Mazara Mazara", circa dieci minuti.
Il secondo: Grazie per la pazienza e ci vediamo a Tonnarella come ogni estate!

11) Caro Rosario, l'undicesima domanda è l'unica che cambia nelle mie interviste standard proposte ai personaggi locali. Ecco la tua. Quando vedo qualcuno ballare bene mi viene voglia di ballare, quando ascolto qualcuno cantare bene mi viene voglia di cantare e quando vedo recitare mi assale una voglia incredibile di fare l'attrice. Ovviamente per la danza ed il canto mi sembra di essere in forte ritardo, ma per la recitazione, mi chiedo, quali sono gli esercizi che consiglieresti di fare a coloro che vogliono intraprendere questa carriera? Se mi metto davanti allo specchio, anche se ho una frase, una battuta, naturale da dire, se la ripeto, esce finta. Sono teatrale solo nella realtà. Come si diventa naturali nella finzione? Si tratta solo di immedesimazione e di esercizio?
Si tratta di fantasia e di voglia di comunicare "quella cosa lì" e non un'altra. L'unica regola è che non ci sono regole. Eduardo diceva "Chi cerca lo stile trova la morte. Chi cerca la vita trova lo stile!"

(fonte PrimaPagina Mazara:

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