Informazioni personali

La mia foto
Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

venerdì 21 febbraio 2014

Intervista a Carlo Roccafiorita

Le 10 domande + 1 di Joìne.
Tra mazaresi e mazzarisazzi.





L’intervista di oggi è un intervista-prova per i lettori, ancor più che per il protagonista delle risposte, il mazarese Carlo Roccafiorita, prescelto della settimana. Infatti come ho già scritto precedentemente, le “10 domande + 1” nascono per stanare i mazaresi, i cittadini che creano, che non alimentano solo lamentele, che non sono i grotteschi mazzarisazzi, quelli pigri, disinteressati, un po’ bigotti e tanto demolitivi. Cerco chi si distingue con la bellezza e la spontaneità delle azioni nel voler cambiare il groviglio che non va. Perché sì, a volte non basta provare a distendere lo spago inturciuniato, a volte bisogna proprio cambiare gomitolo. Tutti i siciliani amiamo il Gattopardo, ma stiamo attenti a non attaccarci ai cliché: certo che nulla cambia, se facciamo in modo che nulla cambi!
Oggi non solo l’intervistato sarà oggetto di lode (la penna rossa è pronta), ma sarà anche un pungolo per trovare tanti altri cittadini che sappiano impegnarsi. L’intervista servirà da statistica.
Carlo, 24 anni, ha creato e cura “Periferica”, un progetto che vede la città di Mazara protagonista e potenziale vincitrice di ben 100.000 € ( http://www.youtube.com/watch?v=k6n7Z35UipQ ).
Con un metodo semplicissimo, chiunque stia leggendo, potrà votare questa interessante, responsabile e vantaggiosa Idea.
Lettori, è chiaro che Carlo sia un ottimo mazarese, voi saprete essere alla pari votando entro il 13 marzo?


1)      Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare?
Ciao Giuseppina, la tua curiosità mi gratifica e mi incuriosisce a mia volta. E la tua premessa incoraggia ancor più il lavoro mio e dei ragazzi che credono nel progetto Periferica, di cui ti parlerò più avanti.
Carlo, 24 anni, studio Architettura. Sono nato a Palermo, ma non me lo ricordo. Ho vissuto sempre a Mazara.
Non ho tuttora chiaro cosa diventare, per fortuna. Le mie curiosità sono diversificate ed imprevedibili. In questo periodo della mia vita sto studiando per diventare Architetto, scelsi di farlo al termine del liceo, e continuo ad andare daccordo con quella scelta, è diventata una passione.
Perché Architettura? Mi viene in mente linsieme di esperienze che coltivavo in solitudine, da piccolo. Ad esempio quando amavo passare le giornate fuori, in giardino, ed in una piccola cava su cui si affaccia casa. Terra, alberi, assi di legno, ferro, conci di tufo, animali sotterranei, piante, la natura era mia gioco ed enciclopedia. Mi ha sempre suggestionato e divertito.
Ricordo che ancora allimbrunire, quando la voce di mia madre mi cercava per cena, ero con mani e testa su come fare stare in piedi lennesima capanna di legno, in giardino, o in cava, bello che sporco di fango e polvere. Mi coricavo con bei pensieri. Poi, ho sempre avuto una certa ossessione per lordine formale. Intendo dire, trovare un ordine ideale alla disposizione di oggetti in uno spazio, studiarne il modo in cui vengono percepiti, esperire col tatto ogni materiale. Queste due tendenze, la creatività tenace, e la necessità di veicolarla secondo un ordine, credo mi abbiano portato a scegliere Architettura. In realtà, certe volte vorrei trovare un modo per essere meno schiavo delle circostanze, sfuggire agli impegni ed avere il tempo per diventare molte altre cose, e poi cambiare nuovamente, ancora ed ancora. Così vorrei che fosse la mia vita in futuro: necessità di divenire. E tornare magari da anziano a costruire capanne, con la voce di mia madre.

2)   Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l’istruzione nel tuo campo? Ti piace più l’ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?
    Mi diplomo al liceo scientifico con scarsi risultati, avendo talvolta discussioni con i docenti. Studio quello che mi interessa. Fatico a star dietro alle materie scientifiche, ma amo scrivere e nel frattempo scopro quelli che saranno gli amici di cui vado più fiero. Ne è valsa la pena. Inizio gli studi di Architettura con un certo spirito di rivalsa. Ma lo faccio ad Agrigento dove, nonostante limpegno ed i successi, continuo a sentirmi accademicamente a disagio. Quando il docente di costruzione (gli addetti capiranno) mi sfotte di fronte alla classe perché propongo una struttura appena distante dal cubo, capisco che forse era arrivato il momento di cambiare aria. Decido allora di fare domanda di trasferimento, per Ferrara. Lì mi sento in equilibrio. Si respira un po più europeo e i docenti hanno pensieri più nobili che deridere gli allievi. Proseguo il mio percorso, alleggerito, con nuove ambizioni ed interessi, e mi rendo conto di come potrebbe funzionare bene una città e con lei la mia testa. Alcuni eventi mi suggestionano, e trovo conforto in alcune forme darte. Cinematografia, letteratura, musica, fotografia, come mai prima dora, rispondono a domande nuove ed antiche, costruiscono visioni che influenzano progetti e stile di vita. Conduco una vita abitudinaria per via delle lezioni incredibilmente più pesanti, ma imparo molto, in facoltà e per conto proprio. Provo a mettermi in gioco in una competizione per studenti, organizzata da uno studio siciliano, con tema uno stand espositivo, ed arrivo secondo su quasi 200 progetti, lasciando il primo posto ad un gruppo di sei studenti. Questo piccolo segnale mi incoraggia. Gi studi universitari iniziano a trattare il tema del recupero di manufatti edilizi, e in facoltà vengo a conoscenza di buone pratiche di natura socio culturale.
     Torno in Sicilia per Natale e percepisco un forte senso di allarme per il quartiere in cui sono cresciuto. Era ormai da pochi anni che avevano costruito una rotatoria che aveva irreparabilmente e maldestramente modificato il volto della storica piazza Macello; adesso  vedo sorgere nuove teste di alti palazzi, immobili corpi vuoti, poggiati su cave storiche del quartiere. Le cave sono luoghi che conosco, perché esplorarle da piccolo facevano la mia giornata, considerato che Mazara non aveva un parco dove poter giocare. Vengo poi a sapere che dopo averli costruiti, alcuni di questi edifici vengono chiusi per instabilità strutturale, avendo le imprese barato sui materiali di riempimento, creando un danno doppio.
    Provo il senso dellirreparabile e della prevaricazione. Lasciare Mazara per gli studi aveva già generato malinconia verso quei luoghi, e vederli in pericolo mi spinge ad inventarmi qualcosa. La cosa più dolorosa è pensare di essere il solo a soffrire la situazione, ma la prima giustificazione che trovo è che forse la gente non è insensibile, ma rassegnata. In più non ha forse spazi e luoghi per poter avere un peso, costruire delle idee. E la città è piena di spazi inutilizzati ed edifici in disuso che potrebbero essere convertiti. Così nasce lidea di Periferica: un festival che mira a rigenerare i quartieri di Mazara riattivandone gli spazi in disuso con imprese, università e cittadinanza attiva. Un quartiere alla volta, a partire da quello in cui abito, perché c’è già uno spazio che può essere convertito senza dover aspettare alcun permesso: una enorme cava di famiglia,  vicino casa. Da Febbraio a Settembre la mia vita diventa frenetica come mai prima. Lavoro alla progettazione del festival, alla costruzione delle pagine web, curo rapporti con docenti e studenti che voglio coinvolgere, contatto partner e potenziali sponsor locali che puntualmente mortificano liniziativa. Nel frattempo seguo le lezioni, partecipo ad un workshop ad Istanbul, presento il progetto Periferica alla facoltà di architettura Valle Giulia di Roma. Finisco di dare esami e scendo in Sicilia. Intanto le iscrizioni ai workshop erano sorprendenti: 80 richieste su 40 posti disponibili. Era già un successo, ma la cava era ancora un disastro, bisognava pulire almeno 20 anni di sporco a materiale accumulato. Per fortuna, uno dei miei amici crede quanto me nel progetto e sacrifica un mese e mezzo della sua estate per stare a decespugliare, dissotterrare copertoni di camion e bruciare legna con una media di 40 gradi allombra. Riusciamo insieme alla mia famiglia a sistemare tutto, o quasi, per tempo.
     Ledizione va alla grande, i partecipanti molto motivati, i risultati grandiosi. La cava si riempie di gente e curiosi. Si parla di bene comune, salvaguardia dei beni storici, tutela ambientale. Vengono prodotti 3 progetti sulle cave del quartiere, costruiti degli allestimenti utili alle associazioni che si insedieranno nella cava,  svolte delle lezioni, una rassegna cinematografica, unesplorazione guidata delle cave, allestita una mostra, degli eventi collaterali.
    Lo sforzo mentale e fisico per mettere su la prima edizione è stato incomprensibile. Ma alla fine avevamo dimostrato di essere una potenza in grado di animare e poter convertire in appena una settimana 3000 mq di cava in futuro spazio per associazioni, e con un budget molto molto limitato. Candido il progetto Periferica ad un concorso nazionale per la rigenerazione urbana sostenibile. Nel frattempo parto per Singapore: un progetto darchitettura svolto in team con altri colleghi viene selezionato per la fase finale di una importante student competition interna al World Architecture Festival. Si tratta di una competizione mondiale in cui competono 8 team di studenti di 8 diverse nazioni del mondo, selezionati su centinaia di candidature. In 3 giorni soddisfiamo le richieste del concorso, modificando il nostro progetto in base ad un tema che ci svelano solo al nostro arrivo. Arriviamo secondi: è un successo. Torno in Italia, inizio le lezioni, e dopo qualche giorno Periferica vince il primo premio al concorso a cui era candidato, Riuso, bandito dal Consiglio Nazionale degli Architetti. E adesso dopo 3 mesi, con Che-Fare, un altro concorso, il progetto è candidato a vincere 100.000 come miglior progetto culturale italiano. Racconto questa storia perché sento di avere collezionato delle esperienze che le università non possono insegnare, e che considero parte del mio percorso formativo. A parte lesercizio culturale, gestionale e progettuale, inteso nel senso più ampio del termine, queste esperienze mi hanno insegnato a credere ancor più in me stesso e nelle persone. E spero che possa essere dincoraggiamento a chi ha delle belle idee ma fatica ad avere gli strumenti per mettersi in gioco: createveli. Ho un ideale molto forte delleducatore, che poche volte ho potuto riconoscere durante il mio percorso. Non è facile trovare una persona umile, preparata e sensibile al suo ruolo. Amo gli sperimentalismi, le pratiche multidisciplinari, evito gli schemi, ho sempre provato fatica nel seguirli. Credo che il modo dinsegnare, in generale, debba essere adesso ripensato in unottica sensibile allevo digitale e storicamente definito in cui ci troviamo, e soprattutto evitare i dogmatismi, che mortificano la fantasia. Credo che nelle facoltà dovrebbe esserci soprattutto uno spontaneo senso di collaborazione e confronto, per una crescita reciproca. In più, bisognerebbe esercitare maggiormente lartigianato, toccare e modellare con mano, fare esperienze di cantiere. Ad oggi la giornata tipo di uno studente di architettura è stare ore davanti al computer, con lo sguardo fuori dalla finestra: vorrebbe sporcarsi le mani. Ordine e disordine sono parole che nascono per descrivere uno stato delle cose. Sono entrambi produttivi, dipende dai casi. Un progetto di Architettura deve essere necessariamente ordinato, ponderato. Di solito ragiono metodicamente, ma il momento chiave della mia fase progettuale avviene inaspettatamente, magari ascoltando della buona musica. Preferisco il momento di passaggio da uno stato allaltro perché genera sicuramente qualcosa.

3)      Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?
So di avere imparato molto dai miei genitori. Una tenacia, forza e tenerezza irraggiungibili.  Non lo sospettano, ma devo a loro gran parte della mia fantasia. Dicono che io sia uguale a mia madre, e per certi versi è vero. Sono molto riflessivo.
Più che definire un modello, ho collezionato degli insegnamenti. Mi vengono in mente uomini darte, familiari, personaggi di storie memorabili, raccontate, lette, o assorbite dai film. Papillon di Charrière, il condannato a morte di Bresson, il Rambert di Camus, il selvaggio di Truffaut, per dirne alcuni. Professionalmente, Zumthor è larchitetto che fino ad ora apprezzo maggiormente.

4)      Un uomo o una donna con cui faresti coppia?
Mia madre per un ballo, e mio padre per un viaggio. Sono promesse che prima o poi bisogna esaudire. Ma sono negato per i balli in coppia, e mio padre è negato con le promesse.

5)      Ti senti più un bambino, un ribelle adolescente o maturo?
     Un bambino che per fortuna ha ancora molto da scoprire. Crescerò con prudenza. Mi viene in mente un aforisma di Che Guevara che mia madre tiene appeso in ufficio, credo, da quando ha iniziato a lavorare. Recita: bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.

6)     Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella mazarese e cosa si dovrebbe fare per migliorarsi?
Credo molto nella politica, meno nei politici. E incredibile quanto gli uomini ed il loro pudore ultimamente rimpiccioliscano di fronte allidea di potere. Da quando vivo fuori, mi rendo conto del potenziale che può avere una città come Mazara. E una città che può offrire e produrre meraviglie. Ma come tutti gli strumenti, dipende da come viene gestita.
Seguo la politica mazarese con curiosità e distanza. Credo che sia spudoratamente condizionata da dinamiche minuscole. Per migliorarsi dovrebbe ammettere i propri limiti, dialogare meglio con i mazaresi ma soprattutto puntare in alto, perché Mazara è una città a cui nulla manca. In vista delle amministrative, non ho rintracciato ancora oggi alcun candidato che voterei con piacere. Il mio voto più felice sarebbe per un mio coetaneo. Spero  di poterlo esercitare.

7)      Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.
     Credo di essere una persona tanto tenace quando disordinata. Le persone che mi sono più vicine lo sanno bene. Amo la notte ed il mistero. Già da piccolo facevo le ore piccole per vedere lalba e poi coricarmi. Questa abitudine mi accompagna ancora adesso. Non ho mai letto le ultime pagine dei libri che amo. Adoro la musica e vorrei saperla suonare. Riguardo la mia carriera, una peculiarità che mi viene in mente adesso è imprevedibile.
      Quando non sono osservato sto sicuramente facendo qualcosa di curioso.

8)      Fino a dove si spinge la tua ambizione? Parlaci di “Periferica” e non solo.
Il mio più grande desiderio è essere un buon padre ed educatore. E un patto personale, fatto da quando ho riconosciuto limportanza di alcune scelte dei miei genitori nel mio stato di benessere. Professionalmente, ambisco ad essere un buon progettista, un collaboratore affidabile. Ma più che ambizioso mi definirei curioso. Periferica, ad esempio, è nata anche da molte suggestioni, come immaginare la cava illuminata, di notte, poterci dormire o correre. Poi una serie di eventi lhanno portata ad essere in corsa come miglior progetto culturale italiano, ma non per la mia ambizione. Ero già abbastanza appagato nel vedere i ragazzi partecipare con entusiasmo. Quindi chissà, dipende da cosa mi lascerò incuriosire domani.


9)      Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?
Esistono persone nella mia vita per cui sarei disposto persino a votare Berlusconi, ma sono le stesse che non me lo chiederebbero mai. Lo stesso vale per ciò che sto portando avanti.

10)  Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a partecipare al progetto sopra plurinominato, motivali qualora ce ne fosse bisogno.
Cari lettori, non ho più i polpastrelli già dalla seconda domanda, quindi sarò conciso.
Vi chiedo di sostenere il progetto Periferica, votando già adesso online, è molto semplice.
Quando è iniziata la competizione, abbiamo raccolto 800 voti in soli 4 giorni. Questo è un segnale per noi fortissimo. La gente ha capito che non si tratta di politica, né di scegliere tra un portavoce o un rappresentante: bisogna scegliere se migliorare Mazara oppure no.
Abbiamo dato vita ad un progetto apartitico che mette insieme meccanismi culturali per sollevare le periferie dal degrado, lo abbiamo dimostrato e siamo stati anche premiati.
A settembre abbiamo iniziato dal quartiere Macello, e lo stesso vogliamo fare in altri quartieri di Mazara: creare delle piccole realtà dove poter giocare, studiare, collaborare, convertendo gli spazi morti della città. Mazara ha dei problemi enormi, e per risolverli noi vogliamo partire dagli spazi, adeguandoli alle esigenze delle comunità di quartiere.
Ma per portare avanti il progetto in maniera autonoma abbiamo bisogno di fondi. Bisogna votare subito, far votare tutti e condividere liniziativa, con responsabilità. Questa è unopportunità che Mazara probabilmente non potrà mai più avere. Iniziate già da adesso a cercare la pagina di Periferica su Facebook, e partecipate a questo piccolo grande evento che fa tanto parlare di sé.

11)   Carlo, anche con te ho dovuto fare qualche lieve modifica alle prime dieci domande standard. Ma cosa chiederti in questa undicesima? Ho visto il tuo curriculum e mi è piaciuto moltissimo. Mi viene da confessare, che da quando so di “Periferica”, ho sentito il progetto come anche mio. Penso da tanto tempo che Mazara possa essere una Miami sul Mediterraneo, e architetti e ingegneri in questo servono. Quanto credi che sia possibile realizzarla? E in quanto tempo si può migliorare l’aspetto della periferia di Mazara?
La canzone “What a feeling” di Irene Cara recita: Bein’s believin’ (…) Take your passion and make it happen. (Essere è credere. (…) Prendi la tua passione e rendila possibile). Facci credere nel progetto.
Il tuo senso di appartenenza, come quello manifestato da sempre più persone, mi appaga. Ed è grazie a questo che Periferica sta ormai diventando una piccola comunità di giovani studenti, lavoratori e professionisti.
Sul futuro di Mazara, non amo ragionare per stereotipi. Mazara ha tutte le carte in regola per essere una città con unidentità forte e svilupparsi economicamente, secondo le proprie peculiarità. Ho notato che spesso alcuni politici continuano a proporre il mito di Mazara capitale del mediterraneo, per suscitare una sottile ma momentanea ed efficace sensazione di potere. La mia piccola esperienza mi insegna che si può puntare in alto solo se si hanno grandi ed efficaci progetti. Altrimenti si sta solo costruendo una inutile messa in scena. Torniamo sulla terra. Mazara prima di ambire ad essere capitale del Mediterraneo, dovrebbe ambire ad essere una città normale, ed i cittadini alzare la testa e pretendere la normalità.
Occhio quindi alle promesse faraoniche, che generano miti e non sempre sono le più efficaci. Sulle più recenti scelte urbanistico-architettoniche, Mazara dimostra di essere un vero e proprio disastro. Cavalcando lidea di avere un nuovo lungomare, si è irreparabilmente intervenuto su tutto il litorale San Vito. Un lungomare che col mare adesso non ha più nessun rapporto. Per non parlare poi della scelta paradossale di realizzare una piazza di fronte San Vito a Mare. O del disastro ambientale ed economico per i lavori sulla strada tra Mazara e Torretta Granitola, lavori per più di 1 milione di euro. Vedete, queste non solo sono opere realizzate con poco criterio, ma sono anche costose. Soldi che potevano essere investiti sicuramente meglio, in mille modi. Io credo nelle pratiche di rigenerazione urbana perché oltre ad essere il futuro della ricerca architettonica, sono economicamente sostenibili. Con un budget di appena 7000 euro abbiamo realizzato un festival di una settimana, convertito una cava di 3000 mq in un potenziale spazio per attività culturali, prodotto progetti, allestimenti, promosso il territorio. E mobilitato una comunità di giovani creativi, studenti, associazioni, professionisti. In pochi anni si potrebbe cambiare totalmente il volto della periferia di Mazara, basta essere competenti e soprattutto volerlo, con coscienza, ragionando sui desideri più semplici. In che città volete vivere domani?



Per votare a favore del progetto Periferica clicca sul seguente link: http://www.che-fare.com/progetti-approvati/periferica/


Se desideri, invece, suggerire il nome di qualche mazarese interessante da poter intervistare, scrivi a joinegb@gmail.com



(Fonte: Primapagina Mazara)

Nessun commento:

Posta un commento