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lunedì 24 marzo 2014

Io, Icaro

Io, Icaro,
mi accorgo di me?
La cera non resisterà
neppure questa volta?

Oh, io Icaro,
non mi accorgo di me.
La cera non resisterà
neppure questa volta.

Oh, Icaro,
è terribile!

Oh me,
è terreno.
Se tu t'accorgi,
resisterai alla cera
e al sole.

(10 marzo 2014)

~~~~~


È un dialogo tra me ed Icaro. Se lui si fosse accorto di se stesso nel presente, del momento in cui viveva, invece di pensare a ciò che avrebbe voluto fare, a ciò che voleva dire volare troppo in alto, si sarebbe accorto della cera che si scioglieva, dei rischi, della follia.
E allora io gli chiedo se sto facendo lo stesso errore.
Ma lui risponde che se mi accorgo di me saprò sopravvivere sia alla cera ( il tempo, la leggenda -lui ha resistito solo a questa) ma anche al sole (cioè vivrò bene).
Il sole è il vero discrimine: non è la cera a dovermi preoccupare, la quale anche se si dovesse sciogliere, potrebbe lasciarmi nella poesia, ma è al sole che devo stare attenta per vivere.



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