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sabato 26 aprile 2014

Intervista ad Andrea Bellandi

Le 10 domande + 1 di Joìne.




Riconoscimenti. Non la lode, non il premio, ma il riconoscersi con le persone. È questo quello che cerchiamo nella vita, lo cerca un povero in un altro povero, un ricco in un altro ricco, e lo cerca una mente in un’altra mente. È un po’ quello che è successo tra me e Andrea Bellandi, artista milanese nato nel 1993, in mostra sino al 6 maggio c.a. presso Desirée Maquillage, in corso Genova 3. Il suo percorso misto di economia e letteratura, una certa infaticabilità nelle passioni, l’originalità nella sperimentazione priva di studi artistici pregressi e non ultime le sue opere hanno creato il riconoscimento. E quindi è con enorme piacere che vi presento Andrea, in arte Salahaldin, creatore de “Il Valore dei Minuti”, ancora padre di dieci calligrammi e di sculture quali “L’uomo Contemporaneo” e “L’uomo Moderno” (vedi foto).
Buona lettura e buona mostra (info su http://salahaldinart.com/category/eventi/)!

1)      Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare? Quando ti sei reso conto di essere diventato la tua professione? Ti senti, infatti, più rappresentato dal tuo nome o dalla tua arte?
Avevo sette anni quando ho scritto la prima poesia, da allora ne ho scritte a centinaia. Più passava il tempo e più mi convincevo che quella era la mia strada. Volevo diventare poeta, cristallizzare alcuni momenti sulla carta, far dimenticare al lettore che stesse leggendo. Poi, l’anno scorso, la svolta. Capii che avevo bisogno di immediatezza ed universalità superiori, nacquero così i primi calligrammi. Passai da poeta ad artista in senso più ampio. Mi resi conto di essere diventato la mia professione quando non riuscii più a smettere. Era diventata un’attività più da disciplinare che da ricercare. Io sono la mia arte, essa mi rappresenta più da vicino di qualunque cosa.


2)      Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l’istruzione nel tuo campo? Ti piace più l’ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?
Ho fatto ragioneria amando diritto e detestando matematica per poi iscrivermi a linguaggi dei media in Università.
Penso che debba fornire la capacità di organizzazione necessaria per valorizzare il proprio lavoro e le conoscenze adeguate sia in campo artistico che letterario.
Io amo l’ordine. Il caos è soffocante, incostante, precario e poco produttivo.

3)      Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?
Tra gli affetti, mio nonno, certamente è stato il modello per eccellenza. I sani princìpi, lo spirito imprenditoriale e la creatività sono un suo retaggio.
Tra i “noti” penso sia Gandhi il mio modello per eccellenza. Ci accomuna forse l’idea che le braccia siano più forti dietro la schiena, a sostegno di essa, piuttosto che addosso agli altri.

4)      Un uomo o una donna con cui faresti coppia artistica?
Assolutamente con Steve McCurry, perché mi ispirano, ma soprattutto mi emozionano tantissimo le sue foto.

5)      Ti senti più un artista bambino, un ribelle adolescente o maturo?
Mi sento un artista bambino, acerbo, curioso e pronto a tutto. Spero che questa condizione perduri, perché mi rende umile e produttivo. Pronto ad imparare.

6)      Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella di Milano e cosa si dovrebbe fare per migliorarsi?
La politica dovrebbe essere un’attività nobile, in cui un individuo si prodiga per migliorare ciò che lo circonda. Non sono più particolarmente attento all’attività politica milanese, non come un tempo. Questo perché trovo che sia distante dalla realtà, sembra essere finita in un’altra dimensione.
Per migliorarci come Paese dovremmo puntare sull’energia rinnovabile, sul patrimonio artistico e sulla cultura. Un esempio pratico? Prendere una palazzina abbandonata ed adibirla a spazio artistico.

7)      Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.
Scrivo disegni! Comunico con tutto quello che posso, in balia di quello che sento e non mi fermo finché non sono soddisfatto di quello che ho fatto.

8)      Fino a dove si spinge la tua ambizione? Puoi dirci il tuo prossimo progetto?
Vorrei essere riconosciuto come artista e vivere di quello che faccio.
In questo momento mi sto concentrando sul tema della “I guerra mondiale”, vorrei trasmettere l’orrore creando disagio in chi guarda. Per questo userò dei materiali molto particolari. Altro non dico.

9)      Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?
Lo farei solo se danneggiasse il prossimo, anche se ritengo possa essere fantascientifica.

10)   Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a conoscerti, motivali qualora ce ne fosse bisogno.
Cari lettori, ogni uomo nasce con uno scopo ben preciso, il mio è quello di incantarvi. Davanti ad un computer o ad un quadro in mostra o addirittura in mezzo alla strada con lo schermo del cellulare. Vorrei possiate dire “sento qualcosa” perché oggi è diventato veramente difficile averne il tempo. Un saluto.

11) Caro Andrea, perché ti senti un plurisignificantista?
Perché uso una pluralità di significanti, da una tipologia a tre per volta.
Giusto ieri ho fatto un quadro attaccando una scultura ad una tela bruciata e dipinta, scrivendoci affianco una poesia. È indubbiamente pluri-significantismo.



 

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