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mercoledì 16 luglio 2014

Laurel Holloman, The Fifth Element. Vernissage a Parigi.


7 Rue Froissart, Paris. Questa la scatola magica, la “boîtes à musique”, che come un prezioso carillon d’arte visiva conserva le opere della pittrice americana Laurel Holloman sino a giorno 20 luglio c.a., uno scrigno che regala all’apertura il suono del talento dell’artista.
In una Parigi non ancora notturna, con una Torre non ancora accesa dalle luci della sera e la Senna non ancora attraversata dai turisti giunti da poche ore, sabato 12 luglio 2014 presso la Galerie Joseph si è tenuto il vernissage della personale “The Fifth Element”, mostra introdotta elegantemente dalla viticoltrice Isabelle Van Rolleghem.
Nella città dell’Impressionismo europeo, di Bizet e Hugo, dei gargoyles e dei macarons, la protagonista Laurel Holloman, indiscussa attrattiva che sta raccogliendo visitatori da ogni parte del mondo, ha manifestato l’emozione di essere ospite d’eccezione.
Le opere, disposte in cinque sale, sono divise secondo gli elementi della natura: acqua, aria, terra, fuoco. “Il misterioso quinto elemento” afferma la Holloman “è rappresentato nelle emozioni di ogni pezzo”. È forse l’astratta e carnale creatività? Il quinto elemento sembra essere la Creazione stessa: prima, in quanto atto fertile della mente, invisibile ma esistente come l’aria; dopo, in quanto opera concreta e soggetta ad altre emozioni, tangibile come i restanti elementi.
A rafforzare questa interpretazione vi sono opere quali “The Painter – The Puppet” e “The Fifth Element”. La prima il cui titolo richiama sia la figura della pittrice, sia quella di una marionetta, dunque l’artista e il creato, un’artefice e la disposizione alla narrazione. Nella seconda è possibile osservare un’altra forma, anch’essa apparentemente femminile, avvolta da un vortice su uno sfondo bianco: è qui percepibile la sensazione dell’alienazione propria del momento creativo.
Di questa collezione mi piace, inoltre, ricordare qui di seguito alcune opere.
“The Reach”. Una tra le prime tele condivise sui social network dalla Holloman, richiama e rimanda al pittore Fernando Zobel. Il movimento, l’arrivare, il protendersi: le tonalità calde e la maniera in cui il colore è disteso esprimono la determinazione del perseguire una direzione.
“Into The Woods”. Una foresta blu apre la mostra. Nella prima sala è possibile ammirare questo grande quadro nel quale si distinguono tronchi dal colore del mare. Al contempo come non vedervi anche un sipario calato? Uscire dalla galleria sarà un po’ come uscire da un teatro.
“Map Of The World”. Un paesaggio visto dall’alto, un lembo di terra delimitato dall’oceano. Un quadro che dovrebbe farvi girare la testa: ruotare il capo verso sinistra vi consentirà di vedere il profilo di un volto.


“The Ghost”, “Lilac Wine”, “Old Flames Burn Bright”, “New York, I Love You”. Quattro tele che si ricollegano inevitabilmente per stile e colori a “Red Rain”, opera della Holloman esposta nel 2012 nella personale “Coeur Libre” a Parigi. In particolare “New York, I Love You” regala la visione di una città viva, formata da più forze, ma quasi intoccabile e sfuggente, che disperde, disomogenea, lo sguardo di chi ne osserva l’energia e la grandezza.
“Red Beach”. Da una spiaggia si sale sino al cielo attraverso un paesaggio che lascia all’immaginazione di ogni spettatore la possibilità di definirne i confini. Bagnasciuga, mare, cielo: da dove comincia e dove finisce ognuno di essi? Ci sono più paesaggi, ne indico brevemente due. Il primo, dalla base, presenta una spiaggia gialla, subito sormontata (laddove diviene più scura) da un veduta montuosa; il cielo rosso sale sino a completare la tela. Il secondo paesaggio ravvisabile è una spiaggia gialla, un mare che si impone centrale, alto sino ad un orizzonte lontano, il cui cielo presenta le stesse sfumature, leggermente più schiarite e luminose. Opera che si aggiudica il mio affetto.


“Native Dance”. Il gioco di colori e delle pennellate usato dalla Holloman riproduce il calore delle etnie lontane, antiche, i movimenti di danze serrate e tradizioni gioiose, distanti da ogni tempo. I tratti brevi, quasi spezzettati, rendono quest’opera diversa dalle precedenti.
Infine concludo con “Soul Chaser”, “Magical thinking”, “Unearthed”. Colori sporgenti, metallici, per me insoliti ed inauditi. Quasi fossero bassorilievi di lega metallica graffiata, queste tre tele richiamano lo sguardo del pubblico con grande curiosità e apprezzamento.


Una visita a Parigi non potrebbe cominciare in modo migliore. Alla fine di questa mostra non resterà che scendere sino al quartiere latino, osservare i bateaux parisien sulla Senna e raggiungere Notre Dame tra la gente, i giocolieri e le vie suggestive di artisti e uomini della storia. Sarete così innamorati di Parigi che sarà difficile riprendere la vita di tutti i giorni, neppure foste stati in crociera per una settimana. Paris, Paris.








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