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lunedì 15 settembre 2014

La morte dei poeti recenti

L'altra sera ho pianto.
Ho pianto perché Oriana Fallaci è morta.
È morta otto anni fa,
e ho pianto solo l'altra sera,
perché non ci si dà pace
per la morte dei poeti recenti.

L'altra sera ho pianto.
Oriana Fallaci è morta.
È morta otto anni fa,
dieci mesi trascorsi da Un Uomo,
l'eroe, il poeta, la lettura, la verità,
la corsa, la ricerca, la lotta, l’amore,
la poesia, la vicenda, la cronaca, l’epica.
Ho pianto solo l'altra sera,
perché non ci si dà pace
per la morte dei poeti recenti.

Così vicina, così imprendibile,
così vicina e, per così poco!, inafferrabile…
Otto anni, Oriana, che non ci sei.
La morte dei poeti recenti
non matura presto
nei poeti nuovi
che hanno bisogno di voi,
che vi vogliono parlare,
che vogliono ereditare,
capire, confrontare, celebrare,
riconoscere,
l’anelito ispirato.
« Dove sei, Oriana?! »
Non mi dò pace.

Piango come da bambina.
Piango, non posso parlarti.
Piango, non potrai conoscermi.
Piango, non leggerò di te nulla di nuovo.
Piango, non leggerai di me nulla.

Forse che i tuoi occhi mi avrebbero messa a disagio?
Certo che lo avrebbero fatto!
Ma volevo il confronto!
Forse che mi avresti giudicata male?
Certo, ci saremmo anche scontrate,
ma dovevi sapermi!

Che non mi abbia letta Whitman: pazienza!
Che non mi abbia letta la Austen: pazienza!
Che non mi abbia letta Saffo: pazienza!
Ma tu! Non mi dò pace!

Che arrossisco a fare con la gente,
se non posso arrossire di fronte ad una madre letteraria?
Che mi agito con la gente, di che parlo?
A te vanno le riscoperte e le mie conversioni.
                      
(14 settembre 2014, Milano)

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